Novena della Madonna del Conforto. Incontro con gli ammalati

on 14 Febbraio 2011.

Oggi abbiamo il privilegio di stare accanto a Gesù in Croce, a Lui che ancora soffre e tribola nelle sofferenze e nelle tribolazioni di alcuni dei nostri. Inoltre, oggi ci è data l’occasione di potervi dire che vi vogliamo bene, che siete importanti per noi. Vogliamo anche dire grazie perché ci aiutate a recuperare con le vostre tribolazioni un po’ di umanità in questo mondo balordo in cui domina un’illusione: pare che intorno a noi ci sia solo gente giovane, bella, danzante, piena di soldi… Pare che il mondo sia fatto così, ma non lo è affatto! Oggi amici, figlie, ci fate aprire gli occhi, ci fate recuperare un pezzo di cuore, ci fate tornare un po’ più veri! Nessuno di noi ritornerà a casa da questa Messa in Duomo come è arrivato: ci fate proprio un grande regalo. Lo so che non basta un’occasione nell’anno. È poca cosa.
Noi oggi abbiamo anche l’occasione per esprimere la nostra gratitudine al mondo della sanità che è mosso da una vera e propria vocazione al servizio di chi soffre. È per amore infatti che si sceglie di essere medico, sanitario, infermiere, chi ce lo farebbe fare altrimenti? Per amore ho voluto che vestiste, miei figli amati, l’abito di ciascuna delle nostre storie di volontariato. Oggi in duomo si vede un’Arezzo vera: la nostra tradizione che dal Medioevo antico ha saputo vestirsi dell’abito della carità. Non importa quale sia la forma esteriore, le dispute lasciamole da un’altra parte, non ci interessano, quello che importa è che voi ci siete! Dio vi ricompensi per questa grande e variopinta presenza accanto al mondo della sofferenza!
Le condizioni complesse della nostra nazione rendono sempre più significativo il contributo del volontariato, che se Dio vuole, c’è. Verrebbe voglia di nominarvi uno per uno, siete come la litania della Madonna con i vostri nomi e le vostre storie. Questo è ciò che rende gloria a Dio. Che lezione oggi in duomo! Arezzo solidale, Arezzo che torna ad essere nella sua misura il punto di riferimento di un territorio intero: il Casentino, la Valtiberina, il Valdarno, la Valdichiana, il cortonese, ci siamo! All’appello della Madonna abbiamo risposto. Perché ci siete voi che con la vostra tribolazione quotidiana, ci avete fatto atterrare sulle cose vere e lasciare da parte le sciocchezze.
Entrando in cattedrale stasera ho visto la Chiesa. Santa Maria fa la Chiesa. Ogni volta che ci lasciamo guidare dalla Madonna si ricompone la frantumazione del nostro tempo, si fa collante, si superano le differenze, i pasticci, le divisioni. Che grazia stasera! La vostra presenza anche muta è eloquente come il crocifisso vero, il crocifisso di carne. Gesù ha voluto essere uno di noi nella stessa carne nostra. S’è fatto carico dei nostri peccati, delle nostre divisioni, delle nostre cattiverie, delle nostre ingiustizie. Gesù che noi contempliamo nel suo corpo mistico, in quelle mani trafitte, nella sua corona di spine, nel capo insanguinato, nel trafitto suo costato, a Gesù rispondiamo stasera “eccomi”.
Ma c’è un impegno in più che vorrei riuscissimo ad assumerci tutti quanti. Da mille case sono usciti i nostri fratelli per venire qua ad aiutarci. Questo popolo in carrozzina ci aiuta davvero. Vorrei che ripetessimo l’impegno di fare servizio ogni giorno. Lo impariamo dalla Madonna. Appena seppe di essere la Madre di Dio non si mise in un trono a pretendere, il primo suo gesto fu di misericordia. Andò a fare servizio, a cercare chi aveva più bisogno di lei.
Stasera questa è la preghiera: imparare a ricominciare da queste storie. In questo modo faremo volare ancora questa città e ridaremo senso alla nostra storia. Queste sofferenze non sono inutili. Come la storia di Lourdes che oggi ricordiamo, quando la Madonna apparve ad una povera pastorella! Non nei posti importanti o nei luoghi dei potenti. Si ricomincia sempre dagli ultimi. Questa è la via di Dio.
Sullo stendardo antico delle Misericordie, che è la più antica delle nostre istituzioni toscane di solidarietà e carità, c’era sempre il teschio di Adamo. Non per far paura, ma perché il sangue di Cristo ridà vita anche ai morti, la sua carità colora anche il nostro grigiore che ci da di nuovo il coraggio di servire. Ci mettiamo sì, davanti alla Madonna con semplicità e amore dicendo a voi malati “grazie”, “la vostra presenza qui è un gran regalo”. Un regalo che avete fatto anche a me.
Vi voglio dire che entrando in Duomo, mi sono sentito stasera come a casa. Anch’io, poverella, nella mia casa in Versilia ho una sorella 20 anni più grande di me, disabile, su una carrozzella come voi. Non posso essere accanto a lei oggi, ma sono accanto a lei lo stesso perché ci siete voi. Grazie perche ci fate riconoscere la verità delle cose e grazie perché è da prima di Natale che tutta la Arezzo del volontariato si è rincollata e rimessa insieme: una meraviglia. Per arrivare a essere qua, oggi, c’è un enorme lavoro alle spalle.
Vorrei ringraziare l’Ufficio per la pastorale sanitaria, vorrei ringraziare ognuna delle singole nostre organizzazioni, che accanto all’Unitalsi capofila, si sono rimesse insieme senza cercare niente, ne’ visibilità, ne’ riconoscimenti, solo generosità. Non vi pare che sia proprio bella questa Arezzo!

+++Cattedrale di Arezzo, 11 febbraio 2011

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