Omelia dell'arcivescovo per la Festa del Beato Gregorio X

on 10 Gennaio 2011.

Venerato padre e fratello nell'episcopato,
cari sacerdoti raccolti attorno all'altare della chiesa madre,
figli e figlie della nostra Chiesa diocesana:
il Signore ci dia pace!

La gloria di Cristo rifulge nei suoi santi. Arezzo è chiamata a misurarsi con uno dei grandi che nel suo passaggio in questa terra beneficò la nostra città. Il Beato Gregorio X, uomo di straordinarie relazioni e di geniali imprese perché la pace di Cristo entrasse nel vivo della storia vissuta di quel XIII secolo, è connesso con l'insediamento dei Vescovi aretini nel cuore della città medievale. Con la sua generosità rese possibile la edificazione di questa cattedrale. Al di là della significativa innovazione strutturale, a nessuno di noi sfugge la valenza spirituale e pastorale di togliere i pastori della nostra Chiesa dal pur splendido isolamento del Pionta, per venire a vivere e a operare nel cuore dell'insediamento urbano; per dirlo con le parole del nostro tempo, la scelta di allora portò il vescovo accanto alla gente, la Chiesa coinvolta nel tessuto vivo di Arezzo. Da allora questo tempio, che anche sotto il profilo urbanistico è il riferimento visibile da tutta la città, esprime nel linguaggio plastico dell'architettura quasi il logo della comunità aretina, il suo principium identitatis. Il Papa che qui attende la Resurrezione ci interpella ancora oggi sull'opera della Chiesa e l'incidenza della fede nella nostra città. Questo è il senso della celebrazione odierna che vede felicemente gremita la nostra amplissima cattedrale.
Il Beato Gregorio X, Tedaldo Visconti, piacentino, ebbe la ventura di vivere in un periodo complesso e difficile per la Chiesa. A lui toccò, negli anni in cui resse la Chiesa romana, di portare un raggio di luce, un segno di pace, rinnovato entusiasmo per l'impegno dei cristiani nel mondo. Centottantaquattresimo Papa della Chiesa cattolica, fu eletto ben dopo 1003 giorni dalla morte del suo predecessore. I Cardinali a Viterbo non trovarono un accordo tra di loro finché non elessero Tedaldo, neppure sacerdote, era però noto nella Christianitas medievalis per il suo zelo, la sua probità e la santa vita messa al servizio del Vangelo. Papa Gregorio X incontrò nella sua esistenza terrena una scelta compagnia di santi e insigni dottori. Bonaventura da Bagnoregio, Tommaso d'Aquino, i grandi del suo tempo, riconobbero in lui il Pastore della Chiesa universale. Tedaldo, aveva svolto per anni la missione di mediatore, per comporre le liti, scongiurare le guerre difendere i più deboli: una sorta di missione diplomatica condotta accanto ai grandi uomini di Chiesa del suo tempo, finché non toccò a lui in prima persona esporsi e operare per il bene comune. Per difendere la Chiesa aveva viaggiato per moltissimi anni.
Era in Terra Santa, ideale riferimento alla santa umanità del Signore, luogo teologico del cristocentrismo medievale, quando gli arrivò la notizia che il primo settembre del 1271 i cardinali riuniti a Viterbo lo avevano votato Papa. Fu sconvolto. Corse a Gerusalemme e nella preghiera si fece carico del Sommo Pontificato, per amore di Gesù. E lo fece davvero per amore del Signore! Gerusalemme diventò il riferimento della sua storia, non per le vaghe ragioni della politica, ma per ricomporre l'unità della Chiesa, in un tempo in cui i Principi cristiani, tendevano più ad affermare i propri interessi che a improntare la società sul modello evangelico. La santità di Gregorio X contribuì in modo significativo a ricompattare i cristiani, a misurarsi, attraverso la terra del Signore che anche allora era sconvolta da mille sofferenze come ora, con la propria identità: attraverso la umanità del Signore, fare verità nella propria vita e nella edificazione del Regno di Dio.
Fece voto. Prima di lasciare la Terra Santa si ricorda che, sui ritmi del Salmo 136 abbia giurato: "Mi si attacchi la lingua al mio palato se lascio cadere il tuo ricordo, se non metto Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia". Da allora, per il resto della sua vita, la terra di Gesù e ciò che essa significa - Gesù vivo, risorto, presente in mezzo a noi - divenne il riferimento immediato del suo ministero. Si impegnò con tutte le forze a ricomporre le divisioni della Chiesa - e gli riuscì persino di rimettere insieme la Chiesa d'Oriente, divisa da Roma nelle ferite dello scisma! Ci è dato oggi in questa cattedrale di misurarci con un santo, il cui pensiero fu grande. L'attualità del suo messaggio è palese. La sfida anche per questa nostra comunità aretina è esaltante e aiuta a recuperare le grandi vedute che ci porteranno fuori dalle difficoltà del presente.
Gregorio X è il Papa di Marco Polo e del primo contatto la Chiesa e la Cina. Per le nostre piazza passarono queste misure e ci danno ancor oggi coraggio. La consapevolezza e la capacità di progettare della nostra città medievale è un esempio che potrebbe tornare vivo, con l'impegno di tutti. Ricevette gli ambasciatori dei tartari e dei mongoli, quel Kublai Khan che avviò la dinastia Yuan, la dinastia imperiale che ricompose la Cina. Predicare il Vangelo ad ogni creatura, "purchè…in ogni maniera Cristo venga annunziato"1 è un programma di vita che si fonda sulla certezza che i valori cristiani hanno una intrinseca capacità di risanare la città dell'uomo. Da Beato Gregorio vogliamo anche noi imparare che le diversità sono una ricchezza solo le divisioni sono opera del maligno. Le relazioni anche con le culture più lontane sono una risorsa, l'accoglienza degli altri una via da percorrere.
Il Papa provò a far pace anche in Toscana, tra Guelfi e Ghibellini. Gli riuscì poco, soprattutto a Firenze, ma ci si impegnò. Fu costante il suo ministero per favorire al pace, per sanare le divisioni, per mediare i contrasti. Il tema ha ancora una grande attualità nella nostra terra e ci induce a riflessioni che meritano di essere privilegiate, laddove si cerchi davvero il bene comune e la difesa dei più piccoli. Gregorio X con coraggio si mise alla difesa dei poveri. Mise la scomunica a chi avesse provato a fare l'usura che è un male terribile, sempre in agguato. Quando l'economia si fa incurante dei bisogni dei piccoli, quando si mina la sopravvivenza dei meno abbienti e, pur di raggiungere i propri scopi, si ignora il disagio delle fasce più deboli della società non vi può essere la benedizione del Signore.
Il Papa che oggi celebriamo Beato esclude dalla comunione chi prova ad approfittarsi dei poveri. Torna a insegnarci che per praticare la profezia la Chiesa deve puntare sulla santità. Nel secolo XIII come oggi la sfida per i cristiani intenti al bene comune è praticare la via del Vangelo. Richiamare l'attenzione del popolo di Dio sulla necessità di poter avere un clero sano e rispondente alle necessità della gente, allora come oggi è la condizione necessaria per la nuova evangelizzazione e il risanamento della società civile. Il Beato Gregorio, attento propugnatore della vita santa aveva pagato di persona il prezzo della fedeltà agli ideali, una Chiesa Santa e splendente, quando, arcidiacono di Liegi, difendendo il vescovo, ne aveva avuto in cambio violenza.
Il Beato Gregorio ci ha lasciato cinque consegne, cinque tesori, cinque perle preziose, che Arezzo non vuole disperdere. L'amore per la Chiesa e per sua la santità. E' tempo di porci in modo concreto e fattivo la domanda: cosa si fa, cosa posso fare io, cosa fai te che mi ascolti, Arezzo che stasera – quanta gente, i nostri anziani, i malati – tramite Telesandomenico è a pregare con noi in cattedrale?! Cosa faccio io per la Chiesa? Il Beato, per rammendare gli strappi – e in quegli anni ce ne furono tanti - corse dall'Inghilterra alla Terra Santa, si intese con Costantinopoli e coinvolse i riottosi regni della Terra. A noi invece spesso capita di essere muti spettatori di chi è solo capace di insinuazioni e di calunnie.
Il Papa che veneriamo per la sua santità ci insegna il dialogo e l'apertura verso il mondo: la nostra missione è quella di evangelizzare, non di condannare. A noi che siamo continuamente tentati di rimanere nelle nostre quattro valli, ci insegna a non avere paura, pur di annunziare Gesù! Riconoscere il valore della cultura è la via della Chiesa nei secoli. La mediazione culturale che il mio venerato predecessore affidò al nostro Istituto Superiore di Scienze Religiose, intitolandolo al Beato Gregorio X deve essere ancora incrementata. C'è bisogno del sostegno di tutti verso la cultura del Vangelo e di sostegno per gli strumenti che la promuovono. Ecco la gloria di Cristo! Non nelle crociate vuote, ma nella ricerca di affermare e cercare il vero. Il Beato torna a insegnarci il valore delle relazioni. La nostra città soffre se non si esprime nel concerto naturale della cultura toscana. Il santo che ha fondato il duomo, lasciandoci tutto quello che aveva, ci insegna a fare rapporti, a costruire ponti e a rimediare le divisioni. I santi ci insegnano a svegliarci, a uscire dal sonno, ad avere il coraggio delle riforme, il coraggio del nuovo. Il resto viene con certezza, perché dietro c'è il Signore con la sua potenza. La gloria di Dio risplende davvero nei suoi Santi.

+++ Cattedrale di Arezzo, 9 gennaio 2011

1] Fil 1,18

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