Omelia dell'Arcivescovo per la Solennità dell’Epifania nella Cattedrale di Arezzo

on 06 Gennaio 2011.

Siamo riuniti nella chiesa madre per contemplare il Cristo, luce del mondo rivelato ai popoli, mistero della salvezza. Quella stella dei Magi continua ad avere un ruolo e una funzione anche per noi che, riuniti intorno al Vangelo, celebriamo i santi misteri. I nostri fratelli, le nostre sorelle che in questa città, in questa Diocesi, ma anche nel resto del mondo da quell’evento e dal quel segno sono interpellati ci guardano, ci chiedono risposte non scontate, né retoriche.
Dice il Profeta: “La tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli”[1] Ditemi se non è una pagina contemporanea, se non è una chiave di lettura del tempo che stiamo vivendo! La generazione nuova, che pur con la forza che viene dall’età, con la speranza che ha nel cuore misurandosi con la vita nell’età dell’amore, spesso si chiede dove stiamo andando. C’è una “nebbia fitta”. Anche chi è esperto del cammino rischia di dovere andare avanti con estrema prudenza nel giudicare le cose che ci accadono. Ci è chiesto oggi di riscoprire quella sorta di filo d’oro, di luce, che collega la nostra assemblea all’avventura di Gesù di Nazaret.
Saremo capaci di far da ‘stella’, solo se questa Chiesa riuscirà ad essere credibile. Attraverso non i segni in cielo, ma quella carità concreta e palpabile praticata sulla terra, quella vicinanza alla gente, quella capacità di capire i problemi degli altri, che sono i raggi di luce, con cui la Chiesa fa umilmente il suo servizio di condurre la gente a Gesù. A noi non tocca fare altro: è Lui il Signore che salva. Noi però possiamo essere una piccola stella, per mostrare dov’è il Signore. Non c’è un tempo tanto favorevole come questo per svolgere questo servizio! Papa Leone Magno lo dice a tutti i cristiani di adattarsi a far da stella[2]. Ce lo diciamo l’un l‘altro anche noi, quantomeno con la nostra presenza in chiesa. Saremo luminosa stella se con umiltà ciascuno eserciterà il proprio ruolo. Penso ai genitori. Sì, all’incanto con cui i genitori si mettono accanto ai bambini e mostrano la strada, la strada di Gesù. Sì, cari sacerdoti con me attorno all’altare, mi viene naturale fare eco alle vostre parole di augurio in questa Epifania e invocare in questo luogo santo della nostra Chiesa diocesana, la ricchezza del Ministero. Io sono certo che il Signore ci donerà ancora nuovi sacerdoti, come raggi di stella, come luce che svelano l’amore di Gesù per ogni persona, soprattutto per chi è più fragile e bisognoso. Cari miei seminaristi, abbiamo un grande bisogno di mostrare alla gente dove è il Signore, attraverso il ministero della Parola, attraverso il nostro servizio di carità. Una carità che non si stacca mai dai bisogni della gente. Il nostro popolo non ha solo bisogno di lavoro, di salute e di vicinanza, ma anche, alla stessa maniera, di verità, di senso della vita, di speranza nel futuro e di prospettive di cammino. “ I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio[3] dice ancora Isaia. E noi lo assaporiamo quasi ogni giorno perché questo tempo è davvero assetato di Dio. Del nostro ‘servizio’ di cristiani c’è davvero bisogno nella società: della tua parola e del tuo buon esempio, amico che mi ascolti. Questo è il modo con cui ci inchiniamo davanti al Bambino Gesù, come i Santi Magi. “Uno stuolo di cammelli ti invaderà…portando oro e incenso[4], che sono i segni della virtù praticata.
I maestri della fede ci insegnano a distinguere tra ciò che non si riesce a capire e ciò che non si è ancora conosciuto. Molte cose nella vita dell’uomo sono sconosciute. Immaginare l’uomo come il Titano è solo un mito vacuo. Noi invece siamo costretti a misurarci con l’arcano, l’incognita della nostra vita. Che ne sarà di noi? I sogni giovanili sono davvero possibili o sono una chimera? A che vale il mio impegno? E’ possibile cambiare il mondo? La Chiesa, se saprà essere stella lucente, cioè rivestita di santità, è in grado oggi di far luce sul mistero, di mostrare ancora che il nostro percorso conduce al Signore, che il Signore non ci ha abbandonato. Hai capito? Tocca a noi tutti di annunciare che il Signore non ci ha abbandonato, che c’è misericordia e dolcezza; che c’è tenerezza: la tenerezza di Dio che i bambini percepiscono immediatamente davanti al Presepio. Dobbiamo ritornare anche noi ad essere capaci di coglierla. Sì, la chimera è ciò che è disumano: è questo materialismo che abbiamo intorno, la riduzione alla dimensione mercantile di tutte le esperienze umane, anche del Natale. Invece i tuoi sogni giovani e freschi, qualunque sia la tua età di oggi, sono ancora un gran valore. Dio si schiera accanto ai suoi giovani e apre la via della salvezza, come agli antichi, coraggiosi esploratori della Terra Promessa. E’ Lui che ci fa passare attraverso il Mar Rosso delle nostre paure, il deserto della nostra poca capacità di comunicare con gli altri. L’asperità della vita non ci deve far paura, perchè Gesù è con noi: coraggio figli, riprendete coraggio dall’ascolto della Parola di Dio e dalla preghiera che ci accomuna in questa cattedrale gremita, manifestando la nostra comune identità di Popolo di Dio!
Sì, il Signore noi lo abbiamo trovato e lo vogliamo mostrare a tutti. Sì questo mondo può essere cambiato. Hai capito? Tocca ridirlo a tutti, agli “sfiduciati di cuore” dice la Scrittura. Ecco la nostra missione dentro la città, dentro il giro dei tuoi amici, giovane padre che sei venuto nella chiesa madre con i tuoi piccoli per mano: diglielo ai tuoi bambini che vale la pena, che Dio è l’autore della vita.
Nella pagina dell’Evangelo che ci è stato appena cantato i commentatori medioevali hanno visto la salvezza in figura. “Dov’ è colui che è nato, il Re dei Giudei?”[5], si chiedono i Santi Magi. Anche oggi, per chi non si lascia inibire dalla diversità dei linguaggi, gli uomini della scienza pongono la stessa domanda a questa Chiesa, se riesce a svestirsi della pompa e della sicumera, se sa ascoltare gli onesti cercatori della verità, che forse sono fuori dal nostro cerchio perché non fummo capaci di annunciare lo splendore di Gesù e la bontà di Dio. Molti si chiedono ancora dove sorge la Stella. La scienza interpella la fede arrivata alla consapevolezza del suo percorso, quando riconosce il suo limite e, per riprendere la strada, alza gli occhi al cielo.
Poi ci sono sempre le paure di Erode, che ha terrore di cambiare. Gli adulti presenti percepiscono con me questo sentimento, se hanno consapevolezza del loro ruolo di educatori. I ragazzi si avventurano facilmente nel nuovo, ma chi ha visto molte primavere si chiede: e poi che succede? E’ la paura del re Erode che vuole mettere paletti al mondo che va avanti, ma i Re Magi sanno sempre trovare un’altra strada per ritornare a casa. Dio non si fa nascosto; si manifesta in noi sue membra di quell’unico corpo di Cristo, se saremo capaci del dono di noi stessi. La Chiesa di San Donato stamattina vuole misurarsi ancora con il dono. L’oro che costa: cosa doni le cose inutili o doni te stesso? Ragazza, ragazzo che sei in Chiesa, lasciati trovare dal Signore, lasciati chiamare. L’incenso che brucia: se non hai l’entusiasmo, ma che fede è la tua? A chi serve un vita scialba? Oppure l’incenso che bruciando profuma: chiediti se intorno a te sei capace di far arrivare il profumo della virtù praticata, il fascino della santità vissuta. Anche la mirra che muore è necessaria per dare la vita. E’ come il chicco di grano: se ti sarai gettato nella terra delle tue relazioni, se saprai donarti agli altri con amore, il tuo passaggio sulla terra non sarà inutile. Colui che in questi Santi doni è significato, immolato e ricevuto, se ne fa garante. La nostra preghiera è che a noi che già potemmo contemplarlo nella fede, ci sia dato di camminare nel tempo e con i doni della nostra offerta, della nostra voglia di rendere più giusto il mondo, più bella la storia, possiamo al termine del percorso presentarci al cospetto di Dio e riconoscerlo come i Santi Magi d’Oriente.

+++ Cattedrale di Arezzo, 6 gennaio 2011

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