Omelia dell'arcivescovo per la Messa crismale (Cattedrale di Arezzo, 1 aprile 2010)

Miei amati fratelli sacerdoti, cari diaconi, religiosi e religiose che arricchite la nostra realtà con la diversità dei vostri carismi, sorelle e fratelli accoliti e lettori, catechisti e animatori della liturgia, ministri straordinari della comunione, operatori della carità, animatori della pastorale della famiglia, dei giovani, della sanità, della cultura, e voi tutti che nei vari modi che il nostro tempo richiede fate servizio al popolo di Dio in Arezzo, Cortona e Sansepolcro: il Signore ci dia pace in questo giorno di festa.
l ministero della consolazione esprime la missione della Chiesa
Insieme, rinnoviamo ancora per un anno la nostra disponibilità a servire il Signore. Da questa Messa prendono avvio le celebrazioni pasquali in ogni parrocchia e ambito della diocesi. La vostra presenza in questa assemblea riassume il consistente servizio che la comunità ecclesiale rende al mondo in questo territorio. Siamo qui perché l’unzione dello Spirito ci renda ancora come l’acqua che esce dal tempio e feconda la terra, come l’olio del buon samaritano sull’uomo ferito dai briganti; siamo fortificati con il vino e il pane dell’Eucaristia, cibo del cammino, fonte della nostra forza e ragione del nostro coraggio.
Un’antica icona d’Oriente raffigura la storia. Tra la torre di Babele, dove gli uomini non si capirono più, e le torri della Gerusalemme del Cielo, dove la comunione sarà  perfetta, il popolo di Dio “nel suo cammino attraverso le tentazioni e le tribolazioni è sostenuta dalla forza della grazia di Dio”: anche noi ci poniamo stamani sotto la tenda della shekinah, per un nuovo, provvidenziale esodo. Ai testimoni del Risorto tocca di ridare speranza alla gente di questo tempo complesso, a questo territorio segnato da pesante crisi di valori e di risorse, di lavoro e di coesione.
Uno specchio per rimirare la dimensione soprannaturale della Chiesa
Questa assemblea dà il segno dell’unità sacramentale del popolo di Dio e ne esprime la sua dimensione regale, profetica e sacerdotale: con l’espressione della liturgia, è quasi “epifania della Chiesa”, corpo di Cristo organicamente strutturato. Nei vari ministeri e nei carismi, qui raccolti nella santa convocazione annuale, ci è dato di vedere con gli occhi della fede i doni nuziali del Cristo alla sua sposa pellegrina nel mondo. Ci sono offerti anche gli strumenti per calare l’utopia nella storia: attraverso la nostra disponibilità alla grazia divina si entra nella logica del Magnificat. Se sapremo farci ancora servi del Signore, possiamo raccontare al mondo la Benedizione di Dio come un fatto già storicizzato. Ciascuno di noi, nell’ambito della vocazione ricevuta, si lasci interpellare. Come San Bernardo si rivolge alla Vergine Maria, così quest’oggi la gente interpella questa Chiesa, ancora una volta, per grazia resa vergine e santa: ”che aspetti… Rispondi sollecitamente all’angelo, anzi, attraverso l’angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola… Credi all’opera del Signore, dà il tuo assenso ad essa e accoglila. Nella tua umiltà prendi audacia, nella tua verecondia prendi coraggio”.
E’ la festa del sacerdozio ministeriale all’interno di tutto il popolo sacerdotale. Questa liturgia degli Oli Santi orienta la nostra comune attenzione verso il Cristo, il cui nome significa “consacrato per mezzo dell’unzione”. Dal senso cristologico dell’unzione crismale, deriva il nome di “cristiani”. Siamo convenuti nella cattedrale, che è la chiesa di tutti, perché prendiamo nuova consapevolezza che l’unzione di Spirito Santo, ricevuta da Gesù nell’incarnazione e nella teofania del Giordano, ci è partecipata.
La Chiesa, Corpo di Cristo, riassuma con gioia il servizio che gli è affidato
Questa celebrazione è “una tra le principali manifestazioni della pienezza del sacerdozio e segno della stretta unione dei presbiteri con il vescovo”. L’unione che ci è chiesto di vivere è innanzi tutto sacramentale, funzionale alla testimonianza che dobbiamo al mondo. Avviando la mia prima Pasqua con voi, chiedo al Signore che ci trasformi tutti, giorno per giorno, in quella compagnia degli Apostoli a cui Gesù ha affidato il suo Vangelo, i sacramenti della salvezza e il compito di modellare nella carità la nostra vita di pastori sul suo mirabile esempio: ecco il senso dell’unzione crismale. Essere preti è molto bello. Essere preti in questa Chiesa è un’avventura incantata, dove proprio nelle ristrettezze e nelle difficoltà si percepisce la fiducia che il Signore ripone in noi. Vi chiedo, fratelli miei sacerdoti: aiutiamoci a gustare il dono che il Cristo ci ha fatto. Mostriamo al popolo la gioia d’essere ministri del Signore, sull’esempio dei santi curati, di cui questa Chiesa è stata ricolmata nel tempo, sia tra i religiosi che nei sacerdoti diocesani. Abbiamo raccolto la loro stola, ci assistano dal Cielo con la loro intercessione.
La Parola di Dio ci indica ancora la missione che ci è affidata: “mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati”. Se grande è il privilegio che ci è concesso, non minore è l’impegno per corrispondervi. Come insegna Sant’Agostino; “se mi atterrisce essere per voi vescovo, mi consola essere con voi cristiano”.
Come altri Cristi inviati a questa società aretina cortonese biturgense, negli Oli Santi che oggi benediciamo ci sono offerti altrettanti appuntamenti di servizio: l’unzione con il crisma significa che inseriti per mezzo del Battesimo nel mistero pasquale di Cristo, partecipiamo al suo sacerdozio regale, profetico e abbiamo ricevuto, per mezzo della confermazione, l’unzione spirituale dello Spirito Santo. Con l’olio dei candidati al battesimo i cristiani ricevono, nel pellegrinaggio terreno, vigore per rinunziare al diavolo e al peccato. Questa è la nostra profezia: il male può essere vinto.
L’unzione con l’olio degli infermi conferisce ai malati il rimedio per le infermità dell’anima e del corpo, perché essi possano sopportare e combattere vigorosamente il disagio e ottenere il perdono dei peccati: “A Colui che ci ama e ci ha liberati con il suo sangue… e ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza”.

L’olio della carità

Da settimane abbiamo fatto rinunzie e risparmi per offrire ai cristiani di Gerusalemme cacciati dalle loro case un alloggio: è la quaresima di carità che abbiamo vissuto in comunione con varie altre Chiese d’Europa. Ma anche in mezzo a noi la crisi di lavoro e la conseguente povertà fa soffrire molti. Non rimarremo insensibili di fronte alle necessità della nostra gente. Raccogliendo l’invito della Chiesa diocesana, la zona pastorale di Cortona e di Castiglion Fiorentino ha avviato una significativa raccolta di olio da destinare all’uso liturgico e ai bisognosi. Da quel gran quantitativo è stato attinto il necessario per gli Oli Santi. Il resto andrà alle mense dei poveri e alle famiglie in ristrettezze economiche, che la Caritas ha già individuato.
La messa crismale è il momento diocesano della celebrazione del mistero pasquale: da esso promana l’impegno per ogni categoria dei “ministri” qua presenti. Come canta il Salmo, “ecco quanto è bello e quanto è soave che i fratelli abitino insieme! È come olio prezioso sul capo che scende sulla barba, sulla barba di Aronne, che scende sul collare della sua veste”.
Questa Messa è l’occasione propizia e il momento opportuno perché ciascuno torni a riscoprire la dimensione soprannaturale del suo servizio. Ci è chiesto di valorizzare i segni di questa liturgia, perché corrispondano nella vita a ciò che intendono rappresentare.
Sant’Agostino ci insegna che l’olio è il simbolo della carità. Come l’olio sovrasta gli altri liquidi, così nella Chiesa deve emergere soprattutto la carità verso chi è nel bisogno e nel dubbio.”L’olio che è alimento per il fuoco, è il segno sacramentale dello Spirito Santo”. “L’olio che ci fa ardere è la misericordia di Dio, non le nostre forze”. “L’olio è il simbolo della carità”. Portare l’olio nei vasi significa avere la carità nel cuore. Sta per le opere buone di cui gloriarsi. Questa Chiesa attraverso i suoi ministri vuole impegnarsi ancora nel servizio della carità come abbiamo detto, proprio in questa cattedrale, durante l’Assemblea ecclesiale del 5 dicembre scorso.
Due sono le strade che in questo giorno solenne ci impegniamo a percorrere, perché la nostra carità sia effettiva ed efficace. In comunione con le altre Chiese che sono in Italia, noi intendiamo raccogliere la sfida educativa. Molti, soprattutto tra i più giovani, ci chiedono ragione della speranza che è in noi: ci chiedono il senso del correre quotidiano, il senso della vita. Questa comunità ecclesiale intende porre rinnovato impegno nel dialogo e nell’incontro, perché tutti possano arrivare a conoscere il Signore.
Di fronte al dilagare della crisi che si sta facendo sempre più forte in città e nel territorio, non rimarremo spettatori estranei alle sofferenze e alle preoccupazioni della nostra gente. Non resteremo  indifferenti di fronte ai tanti che si stanno rivolgendo alla nostra Caritas per chiedere aiuto. L’olio è simbolo della carità, perché come la misericordia verso i bisognosi è limpido e fa luce. Nella società umana la Chiesa quando si impegna nella carità è un punto di riferimento per tutti ed esprime coerenza con quanto proclama.
Questa Pasqua che ci avviamo a celebrare, portando in ogni comunità l’olio della consolazione e il vino della speranza, possa essere per ciascuno di noi come la “colomba che, tornando all’arca [dopo il diluvio] portò dell’olivo le foglie e insieme anche il frutto… non soltanto foglie, cioè non solo parole, ma anche frutti, cioè la carità”. Anche questo è un modo per ridire a tutti che “Surrexit Dominus vere: Il Signore davvero è risorto”.
Riccardo Fontana
Arcivescovo

Cattedrale di Arezzo, 1 aprile 2010

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