Omelia della Messa con i catechisti

Figli e figlie di questa Chiesa, cari fratelli che vivete con me il sacerdozio di cristo, voi che siete nell’ordine dei diaconi e negli altri ministeri, il Signore ci dia pace.

Ci è chiesto innanzitutto di fare come il giovane ricco e di chinarci davanti a Gesù per recuperare l’umiltà, e ritrovarci anche noi come cercatori del  tesoro più prezioso, cercatori di Dio, cercatori della Sua parola della sua grazia e alla ricerca di questa pace ecco il cammino educativo che vogliamo fare noi ancora prima che proporlo agli altri. Una esperienza che da senso alla vita in questo tempo in cui la mancanza più grave è la superficialità che attanaglia il nostro popolo da mille parti noi vogliamo scoprire il sapore dolcissimo che da senso alla vita,la gioiosa scoperta del vero è il premio che il Dio ci assicura fin da ora in questa avventura che è progressiva, che va dalla più tenera infanzia fino alla più veneranda canizie. Non c’è un’epoca della vita, un tempo in cui sottrarci a Gesù maestro. Ci è chiesto stasera ancor prima di andare per le strade e le piazze e le chiese e le parrocchie e le realtà della nostra chiesa particolare ci e chiesto di diventare tutti insieme discepoli del signore. Accogliere lui, e in questa ricerca che non è soltanto di contenuti ma è anche di esperienza, noi con il santo padre Agostino arriveremo si, arriveremo anche noi a dire:tardi ti ho amato. Scoprire la bellezza, scoprire l’incanto di dio, attraverso l’umiltà dell’ascolto, innanzitutto consapevoli che l’iniziativa è sempre Dio in principio la parola, ci mettiamo insieme ancora è un’avventura bellissima che riparte stasera insieme ancora in ascolto. Si siamo consapevoli delle difficoltà del tempo che stiamo vivendo, quell’immagine, forte che la tradizione marciana rappresenta con il deserto, il deserto della solitudine che un giovane uomo,mi raccontava pochi giorni orsono il deserto della solitudine che rende incerto e insicuro il nostro popolo più anziano il deserto dell’incomunicabilità per cui anche le più belle delle esperienze finiscono per essere relativizzate e rese effimere. Ci è chiesto innanzitutto di contemplare cari catechisti, di contemplare Dio che si svela nella creazione e nella storia attraverso la sua parola. Una parola capace di fare miracoli anche oggi, commentando la pagina del paralitico,l’antico vescovo di Ippona dice che ciascuno di noi e in qualche modo quel paralitico. Abbiamo bisogno che qualcuno ci porti davanti a Gesù e scoperchi non già il tetto della casa ma tutte le superfetazioni che ci siamo messi intorno, E ci faccia scendere nell’uomo interiore dove incontreremo ancora Gesù l’ottimo medico che donerà ancora entusiasmo a questa Chiesa per evangelizzare e catechizzare, per ridare la prospettiva del futuro e il senso del presente, si, con la scrittura in mano sapremo dedicarci ancora all’ascolto, in questa chiesa che è nel tempo l’anticipazione sacramentale della Gerusalemme del cielo, quando faccia a faccia ci sarà dato di contemplare il volto di Dio. Contemplare nelle miserie nelle povertà della nostra chiesa nelle infedeltà alla parola nei limiti che ci sono dati. Stasera pronti a raccogliere il mandato insieme a raccogliere il mandato ci è proposta una scelta al bivio dalla quale non vogliamo sottrarci. Questa parola che arriva fino alle midolla che entra dentro e risana dove arriva risana, questa parola ci chiede di scegliere innanzitutto da che parte stiamo. C’è un prezzo per la sequela di Cristo, un prezzo da pagare, ed è la radicalità evangelica che ci è riproposta dal giovane ricco il quale non può essere pacificato perchè si fida più delle cose che di Dio. Chissà quanti giovani ci sarà dato di incontrare piccoli, grandi. di mezza età quanti! E saremo noi capaci di ridire ancora che ciò che ci fa cristiani è fidarci di Dio rischiare per Dio. Noi si, noi siamo il popolo di Abramo, che sulla parola affronta il deserto questo deserto delle mille difficoltà che ci sono quante ce ne sono in una chiesa diocesana che è presente in un territorio cosi vasto cosi complicato, quanta fatica per arrivare dalle nostre quattro valli nella chiesa madre dalle sette zone esser qua presenti, presenti al cospetto di Dio per ricevere il dono di imitarLo. Sapremo essere buoni catechisti se alla parola che diremo sapremo affiancare l’esempio, se sapremo fare il passaggio dalla sequela all’imitazione di Gesù. Vorrei rammentare, la brevità del tempo non mi consente di scendere a lungo dentro questo dolcissimo tema, vorrei però rammentare almeno i quattro sensi del mandato che i nostri catechisti assumono stasera. E’ un servizio che urge, non è volontariato, è ministero, nessuno assuma questo fondamentale ruolo, nell’ordine dei ministeri del Nuovo Testamento quello dell’insegnamento è sempre il primo, nessuno lo assuma con leggerezza, non siete i collaboratori del vescovo o del parroco o del religioso che ve lo ha chiesto, siete collaboratori di Dio che vi affida il tesoro, la Sua parola, un impegno dunque alla catechesi e alla pastorale. La centralità della persona ci appartiene occorre accompagnare le persone che incontriamo fino al liberarle pensate che ministero incantato vi è affidato, liberare, ci è chiesto dunque non di svolgere un piccolo tratto, ma di diventare significativi, vorrei che tornassimo a sognare, quando hai insegnato la verità della fede piccoli o grandi che siano, l’iniziazione cristiana dei fanciulli dei ragazzi dei giovani, l’iniziazione degli adulti, l’accompagnamento al matrimonio, la accoglienza dei bambini da battezzare, gli adulti che chiedono a questa chiesa qui di diventare cristiani non ad altri, tocca a te, e stasera ti sei mosso dalla tua casa per venire nella casa comune di tutti a ricevere il mandato. Quale è il metodo per diventare significativi? Bisogna passare dall’ascolto all’annuncio dicono i padri ancora che questo servizio è passare agli altri ciò che hai meditato cari catechisti vi chiedo una vita cristiana esemplare, vi chiedo di dare spazio alla preghiera ogni giorno, vi chiedo di dare spazio alla parola di Dio ogni giorno. Una vita scandita dall’ascolto della parola nella preghiera, nella pratica della carità, nella celebrazione dell’eucarestia il più spesso possibile. Vi chiedo di aiutarmi, di aiutarci tutti, alla conversione del cuore per arrivare ad una vita esemplare. Pensate ai bambini, quanto ci guardano, quanto si aspettano da noi, pensate ai nostri giovani che chiedono a noi, a questa Chiesa dove tu sei il catechista, tu sei chi gli passa la verità della fede, ci chiedono coerenza. Tocca a noi. Abbiamo un obiettivo bellissimo miei cari amici, cosi ci chiama il Signore, noi siamo la risposta dentro l’Italia alla grande questione educativa che si va ponendo noi siamo la parte della Chiesa. Siamo noi. Noi che facciamo da ponte per lenire le ferite che i briganti hanno inferto all’uomo che scende ancora da Gerusalemme a Gerico, siamo noi che a chi è assetato di Dio glieLo porgiamo. Ci è chiesto di diventare ponti percorribili. È bellissimo questo silenzio animato che dentro la Chiesa madre è già una risposta, tocca a noi, questa è la missione per cui il Dio benedetto stasera ci chiede di raccoglier il segno. Alle comunità che vi hanno mandato, vi hanno scelto e qualificato, alle comunità portate il senso della fede l’impegno assunto da tutti e la comunione che nella Chiesa madre stasera si spezza e si palpa quasi con le mani in questa nostra assemblea, raggiunga da Sestino a Camucia  da Sangiovanni  Valdarno a Cortona, arrivi la comunione di quest’unica Chiesa che fidandosi di Dio si butta nell’avventura, certi che il Signore non mancherà di dare nel cuore di chi incontreremo la Sua testimonianza perché la nostra povera parola riceva ascolto.

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