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Omelia dell'Arcivescovo per la Solennità di Santa Margherita da Cortona

on 22 Febbraio 2013.

Arcivescovo-Santa-MargheritaReverendissimo e caro Ministro Provinciale dell’Ordine dei Frati Minori,
miei fratelli nel sacerdozio,
figli e figlie della nostra Chiesa, qua convenuti per far festa accanto a Santa Margherita:
il Signore ci dia pace e la capacità di far nostro il tesoro che ci viene dal cuore del XIII secolo,
solo ventuno anni dopo la morte di San Francesco.
  
  1. Il perdono, principio di identità del messaggio cristiano
Accoglienza per tutti e perdono per i peccatori pentiti è parte essenziale della novità del Vangelo. È la notizia buona e bella che fa avvicinare a Gesù, le folle dei suoi contemporanei. È la novità che ci è affidata per far incontrare il Signore agli uomini e alle donne di oggi. Non astratti moralismi, ma un fatto, un incontro con la persona di Gesù che è vivo nella sua Chiesa, accanto a noi. Lui celebriamo nei santi misteri, Lui predichiamo ad ogni creatura, come Lui vogliamo fare incontrando tutte le persone che la Provvidenza ci farà incrociare nel nostro cammino.
Abbiamo bisogno di confrontarci ancora con l’Evangelo, che è innanzi tutto l’annunzio del perdono: anche oggi, saliti sul colle di Santa Margherita, siamo a far festa perché Dio ci accoglie e ci perdona. La misura della nostra autenticità è se anche noi che diciamo di essere la Chiesa di Gesù, siamo disponibili ad andare incontro alla gente, come quel pastore che non trova pace finché quella pecorella smarrita non è ritornata all’ovile. La maternità della Chiesa, diventa concreta esperienza di vita, se sapremo fare come la donna del Vangelo che, avendo perduto il suo soldo, butta per aria la casa intera, e fa festa con le vicine appena l’ha ritrovata.
Occorre ridire a noi stessi e a quanti incontriamo che le persone valgono più di un soldo, siamo ben più che una pecora smarrita: siamo figli di Dio, il suo capolavoro!
La vicenda umana di Santa Margherita ci è ancora di esempio per la strepitosa attualità della sua storia. È da quel lontano 1297 che Cortona seguita a meravigliarsi per la misericordia del Signore. Margherita da Laviano, un’oscura fanciulla che va a convivere con un uomo. Anche i tuoi genitori, certamente i tuoi nonni, avrebbero preso le distanze da un comportamento che purtroppo si è andato moltiplicando nel tempo. In questa caduta vertiginosa dei principi morali, ci siamo ritrovati con la generazione più giovane che non sa più ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Tacciono le istituzioni, anzi insegnano il rovescio di quella che è l’identità cristiana del popolo italiano, la nostra identità certa. Anche nel tempo presente, invocando Margherita - il suo nome in latino significa “perla” - la Chiesa vuole ritrovare la perla preziosa della fedeltà a Cristo, la dolcezza del perdono possibile.
Tutti noi abbiamo qualcosa di cui dobbiamo farci perdonare. Nel segreto delle coscienze, forse molti ancora si chiedono con incertezza, alcuni anche con trepidazione e vergogna: “Potrà il Signore accogliermi così come sono?! Con i limiti che ho, con il peccato che mi porto dietro, con le contraddizioni, con la poca chiarezza, con la doppiezza che ci portiamo dietro tutti, amici, siamo venuti dalla Santa penitente, per ridirci, guardandoci in faccia, che crediamo nel perdono di Dio.
 
  1. Il rispetto della dignità della persona: accogliere ed educare
Troppe volte anche la Chiesa cerca di non disturbare nessuno e si capisce male il messaggio. Il messaggio che è di liberazione, di pace, di recupero di una dimensione umana, senza la quale uomini e donne anche nel nostro tempo sono infelici. Io non so se i ragazzini e i bimbi di Cortona sanno ancora di quel piccolo cane che conduce Margherita a incontrare la sua storia di amore andata in rovina. Troppe volte la gente del mio tempo, i ragazzi e le ragazze del mio tempo, si fanno condurre da altro che la Sapienza. Occorre ritrovare la voce. Qual è il segno di Dio?
Ragionando con i miei frati, qualche tempo fa, dicevo la mia forte meraviglia: l’Ordine francescano nascente riesce ad ascoltare la piccola Margherita disperata, riesce a consigliarla, a farsi strumento di Dio, perché la giovane derelitta che è andata per vie sbagliate, ritrovi la via di Dio.
La via della conversione, miei fratelli, è un cammino possibile. C’è un prima e un poi, c’è l’intervento della Grazia che si serve rigorosamente della sua Chiesa. La nostra Chiesa vuole ritrovare la dolcezza e la tenerezza di stare accanto ai nostri ragazzi, qualunque sia la loro età, anche se hanno i capelli bianchi. La Chiesa deve essere ancora capace di considerare con tenerezza, dolcezza e affezione, quanti incontra. Salire sul monte ha un alto valore simbolico già in sé. Venire da Santa Margherita e andare nella casa dei santi, vuol dire ritrovare la nostra voglia di uscire dalla palude quotidiana di compromessi, di peccato, di ingiustizia, di cattiveria, di miseria in cui ci siamo rassegnati a vivere.
Margherita guidata dai frati è la mediazione imprescindibile della Chiesa. Saremmo capaci noi sacerdoti del nostro tempo, in questa terra di Cortona e di Arezzo, di portare la gente al Signore?
Il linguaggio della credibilità è ancora lo stesso. Si diventa credibili con l’austerità della vita, con l’esempio ancor prima che con le parole, con la santità dei comportamenti, con la giustizia della nostra storia personale. A noi tocca di prendere per mano ciascuno, cominciando dagli ultimi, da chi bussa alla nostra porta, dai piccoli, dai poveri, dai disperati. A noi tocca di riportare la gente al Signore. Oggi, in questa fase complicata della nostra storia collettiva in cui ci sono incertezze sulla giustizia. I nostri ragazzi non sanno più qual è la via del Signore, la via della libertà e della pace: tocca a noi ministri del Signore fare il proposito di essere gli strumenti della sua pace.
 
  1. La fede che libera attraverso la pratica della carità
 
È tradizione a Cortona, che il giorno di Santa Margherita tutti si confessano e si comunicano: questa è la tradizione dei padri. Quando ti sei messo davanti al ministro del Signore, dopo aver detto le tue colpe, il confessore ha ripetuto su di te “mediante il ministero della Chiesa” e questa mediazione, la Chiesa vuole farla con maternità.
      Il cammino di correzione porta poi Margherita a essere modello e strumento della carità.
      Di quale conversione stiamo parlando? Basta una scelta ideologica? È sufficiente fare un bel proposito salendo sul monte di Santa Margherita? Ci possiamo accontentare di pii sentimenti? Santa Margherita da Cortona ci insegna, miei amici, la concretezza della carità. Il fascino di vedere Gesù nei piccoli, nei poveri e nei malati. A cominciare dai malati.
Voglio andare col pensiero a delle piaghe del nostro tempo particolarmente dolorose. Voglio pensare ai malati che ancor oggi nei cinque ospedali della nostra Chiesa diocesana hanno ben poca speranza di guarire. Vado col pensiero al numero crescente dei malati psichiatrici, per i quali non c’è più provvidenza. Di fronte alla Santa che ha insegnato la solidarietà all’Umbria e alla Toscana insieme, qui siamo sul crinale, c’è da chiederci se siamo ancora capaci di essere solidali.        Tocca oggi interrogarci se i cristiani ancora vogliono lo Stato sociale, se la nostra scelta è a favore di chi è meno fortunato, se sappiamo aprire gli occhi non solo sul nostro cammino interiore dello spirito, ma anche sulla concretezza della carità. Allora, la Santa di Cortona, che ha fatto celeberrimo il nome di questa città per il mondo, riprende la sua luce naturale. La luce di maestra per le vie dello Spirito, nell’unità con Dio, nel dominio di sé, nell’uscire dal male per costruire il bene, dandogli al contempo la prospettiva e il profumo di Dio.
Con questi sentimenti, accanto ai resti mortali di Santa Margherita, vogliamo guardare con occhi nuovi il suo popolo, guardare in mezzo a noi ai bisogni della gente e ritrovare quell’amore per Gesù crocifisso, che diventa amore per il prossimo; unità con Dio, sulle orme del serafico padre Francesco, che diventa accoglienza e delicatezza verso le sofferenze del mondo.
Sì, siamo tornati sul monte per tornare a sognare. Chiediamo il dono della conversione del cuore, perché con occhi nuovi torniamo alle occupazioni di ogni giorno e recuperiamo il fascino di essere cristiani.
 

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