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L’iconografia del Cristo in terra d’Arezzo. Inaugurata la mostra nella Loggia di San Donato

Partina-rÈ stata inaugurata oggi la mostra Non è qui, è risorto! L’iconografia del Cristo in terra d’Arezzo da Margaritone a Rosso Fiorentino, promossa dalla diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e dalla Soprintendenza di Arezzo. Nell’Anno della Fede si è deciso di dedicare questa esposizione alla produzione d’arte del territorio aretino che ebbe per oggetto il corpo di Cristo, in passione, risorto e presente nell’eucaristia. Vanno in mostra antiche croci astili preromaniche e per la prima volta il Cristo in Passione scolpito da Umberto Bartoli nel 1946 dopo le distruzioni belliche, per la ricostruita chiesa del Pozzo della Chiana. Curatori della mostra sono la dottoressa Paola Refice e la dottoressa Serena Nocentini. L’allestimento è dell’architetto Gianclaudio Papasogli Tacca e dall’interior design Luisa Danesi Gori. La rassegna sarà visitabile fino al 28 luglio nella Loggia di San Donato, che è l’ala restaurata che collega il Palazzo Vescovile al Duomo, già progettata da Bartolomeo della Gatta. 

Per la prima volta sono in mostra il crocifisso di Margarito d’Arezzo, assieme a coeve rappresentazioni del Cristo in Croce. Seguono i crocifissi di Pietro Lorenzetti e uno attribuito alla scuola di Guido Reni. Finora mai era stato possibile ammirare insieme i “Cristi della volata”, espressione della pietà popolare della Valdichiana, ma anche di tutta l’Umbria settentrionale. È il tema che il Maestro Giuliano Vangi ha ripreso dalla tradizione locale per la composizione del nuovo altare della Cattedrale, a pochi metri dalla sede espositiva. In mostra c’è anche il famoso corredo scultoreo della processione di Gesù morto, scolpito per Cortona da Francesco Fabbrucci (1687-1767). A fianco di queste opere ci sono rari e preziosi strumenti liturgici che rammentano la celebrazione del corpo di Cristo nella Chiesa aretina, a partire dal Cristo ottoniano dell’Abbazia di San Martino in Alpe. Una silloge di oggetti liturgici ricorda la Celebrazione dell’Eucaristia tra cui lo splendido ciborio lapideo del secolo XVI, di tradizione camaldolese, proveniente dalla Valdambra. Vi sono anche preziosi manufatti del tesoro della Cattedrale quali calici, ostensori, turiboli, acquamanili e ampolle: sono oggetti per il culto appartenenti al periodo degli oggetti d’arte figurativa cui è dedicata la mostra. A terminare l’esposizione, è la celeberrima Deposizione di Rosso Fiorentino, collocata abitualmente nella chiesa di San Lorenzo a Sansepolcro. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18, ed ha un costo di tre euro; il biglietto da diritto anche all’ingresso al MUDAS collocato nell’Episcopio che presenta una notevole quadreria e raccoglie importanti dipinti dal XV al XIX secolo, affreschi cinquecenteschi di Teofilo Torri e l’appartamento che nel 1992 ospitò il beato Giovanni Paolo II.

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