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Capodanno 2014: omelia dell’Arcivescovo

on 02 Gennaio 2014.

Arcivescovo1.Mater Dei

“Salve, Madre Santa: tu hai dato alla luce il Re che governa il Cielo e la terra, per i secoli in eterno”.[1] Il primo pensiero, la prima preghiera della Chiesa, avviando il percorso del nuovo anno si rivolge a te, Nostra Signora. Con gioia la Chiesa aretina ti saluta, o Madre di Dio, che hai reso possibile la nostra salvezza!

Dio ha voluto nascere al mondo da una madre come ciascuno di noi, per essere solidale con noi. Santa Maria è fonte della nostra letizia, perché Dio con la cooperazione della Madonna ha fatto una scelta definitiva a favore dell’umanità. Festeggiando la sua maternità contempliamo una verità che ci è di grande conforto: “Dio si è fatto uomo: immutato nella sua divinità, ha assunto la nostra umanità”.[2]

Noi ci ripetiamo l’un l’altro con fede che Gesù è veramente figlio di Dio, generato non creato, come ripetiamo ogni domenica nel Credo. Ma affermiamo che Dio ci è vicino, comprende le difficoltà e perdona le nostre manchevolezze, conosce il limite della nostra natura umana, le contraddizioni della nostra esperienza personale.

Siamo saliti in Cattedrale per ridirci, anche con il gesto della nostra presenza, che Dio è con noi. Non ci abbandona: ha voluto avere un legame indissolubile con questa umanità che noi stessi, molte volte, delude e rattrista.

Dio è più grande di noi e non disdegna di farsi carico della storia. È lui l’agnello che si fa carico di tutte le colpe, di tutto il peccato dell’uomo. Dio è misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore, buono verso tutti, fedele in tutte le sue parole, “sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto”.[3]

Avviando ancora una volta, da cristiani, il girotondo dei giorni, siamo invitati a recuperare la dimensione soprannaturale della fede.

Grazie alla fede di Maria, che invochiamo col dolcissimo nome medievale di Mia domna, Madonna, i Cieli sono davvero aperti. È lei, nostra madre e Signora, la nuova Eva: il modello femminile forte e sicuro, che la Chiesa contempla, come icona, progetto per se stessa da realizzare giorno per giorno. Il tempio dove Dio ha voluto porre la sua dimora è il corpo umano. Jacopone da Todi e Bernardino da Siena, e con loro la tradizione francescana, dedicano a “Gesù Cristo umanato” appassionate liriche e fervente predicazione.

Oggi ci ripetiamo con serena fede che Gesù è veramente figlio dell’uomo, nostro fratello. È la festa della nostra adozione a figli di Dio: figli nel figlio. Non lo ha fatto in modo virtuale né simbolico. Il parto della Vergine Maria fa il Cristo consorte della natura umana. Dove è lui c’è posto anche per noi. Quanti volessero ridurre la fede cattolica ad una aspirazione pur elevata, ma vaga sono risvegliati dalla verità dal Bambino di Betlemme, dalla sua povertà, dall’umiltà del presepe, dalla solidarietà dei pastori.[4]

2. La famiglia umana

Il Papa ha scritto una lettera d’augurio a tutti gli uomini e alle donne della terra, chiedendoci di recuperare la fraternità, a cominciare dalle persone che più ci sono vicine. Facendo sua la dottrina dei Padri Conciliari, ci richiama a considerare l’umanità intera come la Famiglia umana che Dio si è scelto. Da questa considerazione una ragione forte per “costruire la pace”.

L’esperienza familiare è insostituibile perché è la prima sorgente della pace: dove ogni persona impara il rispetto vicendevole e l’impegno per il bene comune. Nazareth è una grande scuola, a cui ispirarci.

Il “consenso generoso” che è necessario agli sposi per costruire una famiglia è insostituibile anche agli uomini della terra per costruire la pace. Occorre passare da una “aggregazione di vicini” a una “comunità di fratelli”.

Il Papa insegna, parafrasando il Vangelo: “Poiché vi è un solo Padre, che è Dio, voi siete tutti fratelli”.[5]

Credo che dobbiamo fare una breve riflessione sulla percezione che abbiamo della paternità di Dio. Per le generazioni passate era abbastanza facile fare appello all’esperienza della paternità umana, per comprendere quella di Dio. Oggi il tema si fa alquanto più difficile per le evoluzioni che sono avvenute nell’esperienza che i figli hanno della famiglia. Forse giova riscoprire la paternità umana a partire da quella di Dio, che è non solo creatore e datore di ogni bene, ma anche salvatore dell’uomo, risanatore dell’umanità decaduta nel peccato, come la Festa di oggi ci ricorda.

Questi processi, invero assai complessi saranno resi più accessibili se la Chiesa, che è sgorgata dal costato di Cristo, cercherà di mostrare sempre meglio la maternità a cui è stata chiamata dal Signore. Occorre essere accoglienti e provvidi, alieni dal giudizio e pronti al perdono: l’immagine della Madre di Dio in capite anni, che oggi celebriamo ci sia di provvido avviso e modello, di rinnovata tensione al bene per servire Dio nei fratelli che egli ci ha donato.

3. I propositi di Capodanno per costruire la pace

Il Papa nel suo primo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, rimanda al Libro della Genesi e alla vicenda di Abele e Caino, chiamati a essere fratelli, secondo il progetto di Dio. “L’uccisione di Abele da parte di Caino attesta tragicamente il rigetto radicale della vocazione ad essere fratelli. La loro vicenda evidenzia il difficile compito a cui tutti gli uomini sono chiamati, di vivere uniti, prendendosi cura l’uno dell’altro”.[6]

La Scrittura attesta che nella storia vi sono tre dimensioni eversive, con cui ogni generazione deve misurarsi: la concupiscenza, la discriminazione, la violenza.

È necessario che noi cristiani facciamo nostra la cultura della pace, attraverso una scelta di libertà che si concretizza nell’ascetica, da cui nessun fedele di Cristo può esimersi, e nell’educazione al rispetto vicendevole, che è anche materia di azione politica.

Il tempo che stiamo vivendo è segnato dal mito della soddisfazione dei sensi: si rischia che tutta la vita sia concepita come il raggiungimento del piacere. La Kenosis della grotta di Betlemme e la Croce del Calvario, recuperano attraverso il sacrificio il progetto originario di Dio. La via dell’umiltà e della essenzialità è la più efficace testimonianza dei cristiani nel mondo, perché tutti ritornino a Dio.

Accettarci vicendevolmente nelle nostre diversità è ideale di sempre tra i discepoli di Cristo, massimamente in questi frangenti in cui gli strumenti mediatici e la cultura intera è condizionata dalla globalizzazione. Vorrei che come piccolo dono di Capodanno ciascuno portasse con sé uscendo di chiesa, quanto San Benedetto raccomanda all’abate dei suoi monasteri: quando giunge un novizio, non è importante da dove venga, ma piuttosto dove intenda andare, quali siano i suoi progetti di vita e lo stile che vuole far suo venendo nella casa comune che ha scelto.

La nostra fede cristiana ci fa aborrire la violenza; la nostra cultura rifiuta il prevalere del più prepotente sugli altri. Questi sono tesori comuni da difendere a ogni costo.

Occorre invece renderci conto delle necessità della gente, soprattutto di quella che ha meno risorse: il bisogno della casa, del lavoro, della salute, della scuola, della pace sociale, sono temi comuni sui quali i cristiani di Arezzo non possono non intervenire con fattivo impegno e carità operosa.

L’anno che si inizia sarà ricco di Benedizione, se, fratelli miei amati, sapremo far posto a Dio nelle nostre coscienze e se praticheremo l’amore vicendevole che ci fa riscoprire gli altri come fratelli.



[1] Messale Romano, Antifona d’Ingresso della Messa della Solennità di Maria SS. Madre di Dio

[2] Liturgia delle Ore, Solennità di Maria SS. Madre di Dio, Antifona ad Benedictus

[3] Sal 145,14

[4] Cfr. Tommaso da Celano, Vita Prima, Cap. XXX

[5] Messaggio del Santo Padre Francesco per la Giornata Mondiale della Pace 2014, pag. 7

[6] Messaggio del Santo Padre Francesco per la Giornata Mondiale della Pace 2014, pag. 6

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