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Omelia dell’Arcivescovo a Subbiano, avviando la Visita Pastorale

on 14 Gennaio 2014.

Arcivescovo-visita-pastoraleAmici, ecco cosa ci dice il Signore oggi:
poche cose semplici, meno delle dita di una mano,
ma davvero molto utili a ciascuno di noi.

1. Le Due colombe della Bibbia

            Avete ascoltato con me la Parola di Dio: nella Scrittura si incontrano due colombe assai importanti. Chi è che non si ricorda di quella volta, quando fu finito il diluvio universale? Sembrava che tutto fosse travolto; che non ci fosse più speranza al mondo. Una piccola colomba liberata da Noè, che era nell’Arca, ritornò indietro con un ramoscello d’olivo, verde e rigoglioso: era come dire che il nuovo stava arrivando; nel linguaggio del simbolo era un messaggio di Dio per dire di non avere paura, che la misericordia prevaleva ancora!

            Ancora una colomba sul fiume Giordano. La Trinità si rivela, mostra se stessa. Dio si fa vicino all’uomo, come nel giardino di Eden: il Paradiso è recuperato. Dio Padre dice: “Questo è il mio Figlio amato”. Provate a pensare, Gesù è il figlio amato, che ci illustra il progetto d’amore di Dio: Dio vuole che tutti gli uomini e tutte le donne siano salvi. Tutti. Anche quelli del Casentino, anche quelli che ci coinvolgono nella vita di tutti i giorni. I tantissimi che siete in chiesa - mi piace questo momento con voi -; tutti, anche gli altri che andremo a cercare in ogni angolo di questa terra, benedetta dalla preghiera dei Monaci e da Santo Francesco, ma anche dal popolo semplice dei nostri paesi.

            Sì il Figlio amato, Gesù inaugura la sua missione di Servo di Jahweh, la sua “vita pubblica”, con un dialogo. Gesù è la parola che ci interpella e aspetta risposta. Quello dell’Evangelo di oggi è un dialogo importante. Gesù parla con Giovanni Battista; ma - nell’economia evangelica - Giovanni è l’Antico Testamento, è la logica dell’osservanza della Legge, delle opere della penitenza per essere meritevoli, rifiutando il male.

            Gesù invece propone altro: la Grazia e la misericordia. Propone il nuovo patto, che è il dono dello Spirito a tutto il popolo, anche a ciascuno di voi che siete in chiesa stamattina. “Come una colomba che scende” è un segno efficace. Cari ragazzi così attenti a quanto si sta dicendo: quando vi capita che una colomba scenda in picchiata e vi venga vicino, anche se è una colombella che non fa male a nessuno, vi fa sobbalzare. Lo Spirito del Signore che arriva è un gran dono. Arrivò su Gesù al Giordano, arriva su di noi. Ci responsabilizza, ci fa forti nella nostra identità. Una domanda da porci: sei disposto ad ascoltare Dio che in questi giorni di Visita Pastorale torna a parlare al suo popolo?

2. Un nuovo esodo: ossia come si può uscire dal male che ci affligge

            Ancora: vi ricordate l’Esodo antico? Quando il popolo di Dio era schiavo in Egitto; non ce la facevano più a vivere in quel modo. Si rivolsero al Signore e poterono essere liberati dal potere del Faraone d’Egitto; “con mano potente e braccio teso”[1] Dio li fece uscire verso il deserto, ma non li abbandonò dentro il nuovo[2].

            Il nuovo per noi si chiama Area Pastorale; si chiama ritrovare il verso per ridarci una mano tutti quanti, nelle situazioni non certo prevedibili in cui la nostra Chiesa diocesana si trova per ridire il Vangelo a tutti. Abbiamo bisogno di darci ancora fiducia gli uni gli altri. Siamo gli Apostoli del Signore, tocca a noi!

            Nell’Esodo antico la Shekinah, cari miei studenti di teologia che state in coro, era una colonna di fuoco nella notte, una nube che proteggeva di giorno perché il popolo potesse camminare senza perdersi dentro “il non ancora conosciuto”, dentro il deserto. Sì, Dio si preoccupa di noi. Al posto di quella colonna antica, che era un simbolo e un’anticipazione, dice san Massimo di Torino[3], Gesù è la colonna nuova, vera: il fuoco che ci ridà entusiasmo per fare la nostra parte nella storia. Siamo in chiesa stamani per ridirci che non andiamo dietro a un personaggio pur carismatico e degno di stima: andiamo dietro a Gesù, il Figlio di Dio, e vogliamo avere un rapporto forte con Lui. È Lui che ci guida verso la Terra della Promessa, il Paradiso. Paradiso! Vogliamo ridirlo a tutti: Paradiso!

            Ma una Chiesa in movimento vi sta bene? Oppure dobbiamo stare seduti, a ricordare come si era quella volta, come si faceva un tempo… Cari seminaristi, questa è la Chiesa Santa al cui servizio siete chiamati. Dio attraverso il suo popolo, questo popolo che ha bisogno di essere servito con il ministero sacerdotale, vi chiama a consacrare la vita per il Vangelo.

            Ma non chiama solo voi. Le vocazioni nella Chiesa sono tante. Mi piace che avviamo la Visita Pastorale istituendo un ministero laicale, i ministri straordinari della Comunione. Perché Gesù arrivi a tutti, c’è bisogno di tutti! Il Signore non vuole una Chiesa dove i sacerdoti stanno da una parte e il popolo dall’altra: siamo il popolo di Dio tutti insieme e bisognerà rimetterci all’opera tutti.

 

3. Le acque santificate

            Perché Gesù, che è Dio, si fece battezzare da Giovanni nel Giordano? E Giovanni: che gli dice Giovanni? Gli dice: “Ma come mai vieni te a farti battezzare?” …Ragionava con una logica vecchia. Gesù va a santificare le acque, è vero, si immerge dentro che cosa? Dentro la storia, la nostra storia, le nostre storie, Gesù si fa vicino. Battezzare era una parola greca d’uso quotidiano. Vuol dire andare dentro, immergersi, coinvolgerci nelle situazioni esistenziali. Forse gli adulti capiscono meglio che vuol dire una Chiesa che si coinvolge nei problemi della gente. Ci lasciamo coinvolgere in questa nostra Chiesa diocesana? Ho pregato tanto per questa Vista Pastorale. Il popolo che è di Dio, si lascerà coinvolgere?

            Non è solo Papa Francesco che ci chiama alla missione; è Gesù stesso che ci chiede di essere missionari nel luogo dove ci è capitato di vivere: ci riproviamo ad andare a ridire il Vangelo agli altri? Ognuno nel suo luogo, nei suoi modi, con la Parola e i Sacramenti certo! Sotto la guida dei pastori della Chiesa: non c’è dubbio.

            Ma senza la carità chi crederà alla nostra proposta? Diranno: sono venuti a ridirci le stesse cose che sapevamo già!

            Cos’è davvero nuovo? Gesù è la misura della carità di Dio: va in croce per noi. Ma oltre al valore esemplare della croce, la passione di Cristo prosegue nel tempo, perché ciascuno di noi possa aggiungere ciò che manca alla Passione del Signore.[4] Quante volte Cristo è crocifisso, proviamo a dirlo? Le famiglie spaccate, quanta sofferenza! Disabilità degli innocenti, vittime della violenza e dell’altrui egoismo: resteremo impassibili pur dicendoci amici di Gesù? La Chiesa non vuole segnare il dito contro la gente in difficoltà, vuole comprendere e aiutare, come il Cireneo del Vangelo[5]; come san Cristoforo, pronto a traghettare sull’altra ripa del fiume della vita chi ne ha bisogno, avvalendosi della sua possente mole. È un simbolo: se la Chiesa mette a disposizione le sue risorse materiali e umane può certamente molto; se non cerca privilegi, ma assicura aiuto al prossimo si fa immagine di Gesù, servo obbediente di Jahweh.

4. La Chiesa torna oggi ad annunziare il Vangelo

Ecco la Visita Pastorale: non voglio andare a far altro che ad aiutare il popolo che mi è affidato, passando per città e villaggi, fino ad arrivare a tutti. Vorrei aiutare. Mi aiutate ad aiutare? Ho bisogno che mi facciate da ponte, altrimenti arriverò poco lontano. La vostra presenza così numerosa è per me un segno bellissimo. È l’avvio di una collaborazione sperata, di una missione possibile.

            Il Casentino stamattina è qui fortemente rappresentato. Quando i sacerdoti agiscono il popolo si aggrega, diventa fortissimo. Insieme siamo la Chiesa di Gesù, a noi è affidato il Vangelo da predicare e da praticare. Di più: vorrei che vi sentiste tutti “ambasciatori”, come insegna san Paolo[6]: ognuno della propria comunità, del proprio giro di amici, delle persone della vostra famiglia. Siamo consapevoli di essere tutti dei poveri vasi di creta; le nostre fragilità ci sono note. La conversione che vogliamo chiedere al Signore di operare in noi è di renderci “istrumenti della sua pace”[7], senza nulla pretendere, senza credere che i frutti della Visita Pastorale dipendano da noi. I primi a recuperare la visione soprannaturale della Chiesa dobbiamo essere noi.

            I piccoli hanno già fatto il loro, mi hanno invitato a scuola e li andrò a trovare dove sono, nei prossimi giorni.

            Vicini alla gente. Credo sia importante ritrovare questa vicinanza che è di Dio: Gesù ha preso l’iniziativa per primo: chi non ha presente la forza del presepe? Gesù è venuto incontro a noi che ci eravamo fatti lontani. Tutti abbiamo tratto vantaggio dal fiat della Madonna. Gesù è il fratello maggiore a cui possiamo rivolgerci con fiducia. Sta a tutti noi, che siamo la sua Chiesa, far sapere ai nostri contemporanei questa grande risorsa: molti non sanno ancora che Dio ci vuole vicino a sé; altri lo hanno dimenticato: il nostro compito è ricordarlo a tutti.

5. Il modo della missione è incontrare tutti

            Il quinto tema della nostra riflessione è facile: come si fa a fare questa Visita Pastorale? Bimbi, vi vorrei raccontare una piccola storia. È stato da poco Natale; più o meno siete andati tutti in soffitta a prendere le statuine del presepio o nell’armadio che non si apre mai.

            Il primo presepio lo ha fatto san Francesco. Era, in Umbria, alla Porziuncola, a Santa Maria degli Angeli presso Assisi.

            Chiamò un suo amico che si chiamava Giovanni. Chissà quanti Giovanni ci sono qui in chiesa stamani, io vorrei che vi sentiste un po’tutti quel Giovanni da Greccio… A Frate Francesco chiese: “Cosa devo fare per aiutarti?”. E Lui rispose: “Non devi fare null’altro che tornare a casa tua e sii accogliente!”. Poi Frate Francesco si mette in cammino. Voi forse siete poco pratici della geografia dell’Umbria. Non ci è detto di dove san Francesco passò per arrivare a Greccio: non si sa se andò da Occidente per Tor d’Andrea, Bevagna, Montefalco e Castel Ritaldi; oppure se passò di qua, per Foligno, Trevi, Campello, ed Eggi. Non si sa! Però arrivò senz’altro a Greccio.

            Come? Vorrei fare anch’io lo stesso in questa Visita Pastorale. San Francesco andava paese per paese ad incontrare la gente, dicendo: “Venite con me ad incontrare Gesù?”. E ne portò con sé a migliaia.

            Come si può fare per incontrare Gesù? Siete disposti voi ragazzi a venire con me a incontrare Gesù? Ma non per finta: io le cose per finta non le voglio fare! Io sono sicuro che nelle nostre comunità, le radici di fede e di cultura sono sane. Se ci diamo da fare tutti insieme molti saranno disposti a seguire Gesù!

            Come gli alberi d’ulivo, una volta che hanno affondato le radici nel sottosuolo, neanche il gelo riesce a farli morire. Dalle radici gettano ancora nuovi polloni. Voi giovani che mi ascoltate siete i polloni del nostro vecchio ulivo, che è un’immagine bella della millenaria Chiesa di san Donato. Con l’aiuto di Dio si può tornare a vedere il bello di un’esperienza che fu degli amici di Gesù; il nuovo, che è la rinascita del popolo cristiano, e il buono, ossia la pace di Cristo e la gioia di essere suoi discepoli in questo nostro tempo. Come Fra Tommaso da Celano scrive di san Francesco accadrà ancora che “il fanciullo Gesù, che era stato dimenticato nel cuore di molti, per grazia di lui veniva resuscitato… e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria”.[8] Sei disposto ad avere  parte a questa storia?

            Ecco la Visita che con l’aiuto di Dio e con il sostegno di tutti voi intendo fare: Andare a ridire Gesù a tutti; andare a vedere se entriamo insieme dentro il nuovo, sicuri di trovarci già Gesù che ci aspetta. Riusciremo a fare un’avventura bella come quella degli Apostoli.



[1] Deut 5,15

[2] Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 50

[3] Cfr San Massimo Vescovo di Torino, Discorso 100 sull’Epifania, n°3

[4] Cfr. Col 1,24

[5] Mc 15,21

[6] Cfr. II Cor 5,20

[7] Preghiera semplice della tradizione francescana. È stata pubblicata la prima volta in Francia, nella rivista ecclesiastica La Clochette, da Padre Esther Bouquerel nel dicembre 1912.

[8] Celano, Vita Prima, cap.  XXX

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