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Novena della Madonna del Conforto, omelia di padre Francesco Ruffato ofm, Guardiano di La Verna

Avvio della Novena della Madonna del conforto, Messa con con i francescani di La Verna
Omelia di padre Francesco Ruffato ofm, Guardiano de La Verna +++ Cattedrale di Arezzo, 6 febbraio 2015
Carissimi fratelli e sorelle, Iil Signore vi dia pace!
Il Vespro che abbiamo pregato e l’Eucaristia, che ci vede raccolti attorno all’altare del Signore, danno avvio al cammino che ci condurrà a celebrare la festa della Madonna del Conforto. 
La lampada che guiderà i nostri passi sarà l’ascolto e la riflessione della Parola di Dio (cfr. Sal 119,105); riflessione che ci orienterà verso la contemplazione della Beata Vergine Maria nel misterioso progetto di salvezza che l’Altissimo ha inaugurato nella storia dell’umanità donandoci il suo Figlio (cfr. Gv 3,16).
Il testo evangelico che abbiamo ora ascoltato ci ricorda che “ciò che accadde a Nazareth, lontano dagli sguardi del mondo, è stato un atto singolare di Dio, un potente intervento nella storia attraverso il quale un bambino fu concepito per portare la salvezza al mondo intero. Il prodigio dell’Incarnazione continua a sfidarci ad aprire la nostra intelligenza alle illimitate possibilità del potere trasformante di Dio, del suo amore per noi, del suo desiderio di essere in comunione con noi. [...] Quando nostro Signore Gesù Cristo fu concepito per opera dello Spirito Santo nel seno verginale di Maria, Dio si unì con la nostra umanità creata, entrando in una permanente nuova relazione con noi e inaugurando una nuova Creazione” (Benedetto XVI).
Con l’Incarnazione del Verbo si ristabilisce, nell’esistenza umana, quel rapporto di alleanza e amicizia che fin dalle origini caratterizzò la relazione dell’uomo con Dio; relazione descritta dall’autore sacro attraverso un’immagine suggestiva: “l’uomo e la donna udivano il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno” (cfr. Gen 3,8). Particolarmente espressiva, a tale riguardo, è la raffigurazione dell’Annunciazione realizzata dal Beato Angelico. In questo dipinto, infatti, l’incontro tra la Vergine di Nazareth e l’Angelo ha come sfondo la cacciata di Adamo ed Eva dal giardino. Come non cogliere in tale immagine il lieto messaggio della tenerezza divina che – attraverso il mistero dell’Incarnazione – entra nella storia dell’umanità per sanare le ferite, per colmare le distanze, per cercare chi si è allontanato, per ridonare speranza a chi giace nelle tenebre e nell’ombra della morte (cfr. Lc 1,79)?
Come non cogliere in questo dipinto l’antitesi del comportamento di Eva e di Maria, messa in luce dalla tradizione patristica ed approfondita da S. Ireneo? “Il nodo della disobbedienza di Eva – scrive il santo Vescovo – trovò soluzione grazie all’obbedienza di Maria. Ciò che Eva aveva legato per la sua incredulità, Maria l’ha sciolto per la sua fede” (Adversus Haereses, III, 22).
Maria ci appare così come la figura della credente che si lascia interpellare dal mistero di Dio, accogliendo l’imperscrutabilità dei suoi disegni: “Come avverrà questo? Non conosco uomo” (v. 34). Ella non dubita: desidera solo essere guidata dal Signore nelle sue vie.
Questo, carissimi fratelli e sorelle, è l’atteggiamento che deve essere vissuto all’interno della comunità dei credenti di cui Maria è modello.
Sull’esempio di Maria, infatti, il cristiano è chiamato a professare la sua fede.
La fede “è la virtù teologale per la quale ci si affida perdutamente a Dio e si vede ogni situazione e ogni rapporto nella luce del Trascendente. Essa dà il cuore nuovo per consentire alla Verità, che ci ha visitato personalmente in Gesù Cristo, e occhi nuovi capaci di discernere in tutto i segni della sua presenza. Grazie alla fede la comunità risponde alla Parola di Dio e si lascia convocare e plasmare da essa. Senza la fede non c’è convocazione intorno al Signore Risorto, non c’è comunità di uomini e donne che vogliono essere suoi discepoli. Si potrebbe dire che è la fede che ci fa Chiesa, radunandoci come popolo di Dio, che appartiene a lui e gli obbedisce” (C. M. Martini).
La Beata Vergine Maria, colei che è “vergine fatta Chiesa” (San Francesco, Saluto alla Beata Vergine Maria, FF 259,1), ci insegni a coltivare un cuore docile, pronto ad accogliere la Parola del Signore e desideroso di attuarla con la testimonianza della vita. La Chiesa aretina, biturgense e cortonese, volgendo lo sguardo verso la Santissima Madre di Dio, trovi la forza e il coraggio di annunciare all’uomo del nostro tempo il Vangelo delle Beatitudini, il Vangelo della Bellezza Crocifissa che salva.
L’Angelo rivolge all’Annunziata queste parole: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te” (Lc 1, 28). 
In questo saluto è contenuto l’invito a gioire perché il Signore “ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,48); perché il Verbo che in principio era presso Dio ed era Dio si fa carne nel suo grembo (cfr. Gv 1,1.14); perché l’Onnipotente assume la fragilità della condizione umana; perché l’Eterno entra nel Tempo; perché l’antico grido dei profeti – “se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63,19) – trova la sua risposta nell’ingresso del Figlio di Dio nel fluire dei giorni che scandiscono l’esistenza dell’uomo.
L’annunzio del messaggero celeste interpella, oggi, la Chiesa di Dio che è in Arezzo, Cortona e Sansepolcro, affinché ciascuno sappia rivolgere ai fratelli lontani, scoraggiati, delusi, affaticati ed oppressi parole che ridanno speranza e serenità al cuore.
Sull’esempio di Maria, la comunità cristiana si rallegra perché – alla luce della fede – riesce a leggere nella storia l’intervento misericordioso di Dio; coglie in tutto ciò che è buono, giusto, vero, leale, bello.... un segno della sua Presenza; individua nei piccoli gesti di servizio, di perdono, di accoglienza... il riflesso della tenerezza del Padre che non abbandona l’uomo, ma lo cerca continuamente e versa sulle sue ferite “l’olio della consolazione e il vino della speranza” (Prefazio Comune VIII).
Colei che è la Tutta bella e la Tutta santa ci aiuti ad essere perseveranti nella missione che ci è stata affidata, ossia quella di essere testimoni della gioia; una gioia che si radica nella fede, vale a dire nella consapevolezza che il vissuto personale, e questa particolare ora della storia, non appaiono semplicemente come un susseguirsi di eventi più o meno significativi, ma come il luogo prezioso scelto da Dio per svelare il suo volto e manifestare il suo amore per noi. 
La Vergine di Nazareth, che ha ripercorso la storia del suo popolo celebrando l’intervento misericordioso di Dio (cfr. Lc 1,46-55), insegni alla Chiesa – che volge il suo sguardo verso di lei – a ricordare, affinché, sul suo esempio, sappia riconoscere e celebrare, nella gioia, i segni concreti che rivelano l’agire e la presenza del Signore nella nostra storia.

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