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Omelia dell'Arcivescovo per la Stazione quaresimale della Valdichiana

on 20 Marzo 2015.

Fratelli e sorelle nel Signore:
Dio ci dia pace, 
mentre raccogliamo l’invito del Profeta “Rallegrati Gerusalemme” 
in questa domenica di mezza Quaresima
1. Il dialogo di Gesù con Nicodemo e il tema della salvezza 
Gesù è il fondamento della nostra speranza, è la misura dell’amore che Dio ha per noi. In croce il Figlio di Dio beffò il diavolo che credeva, con la sua morte, di aver vinto. Non sapeva che il Padre lo avrebbe resuscitato.
La resurrezione del Signore è l’avvio della vittoria sulla morte. L’amore ha vinto la morte nel primogenito della nuova creazione, in attesa di sconfiggerla in tutti gli uomini.
Nicodemo è incantato dalla persona di Gesù e dalle sue parole. Al suo desiderio di incontrare il Signore si frappone, da membro del Sinedrio, il timore delle possibili reazioni degli altri sinedriti; così va a raggiungerlo di notte. È davvero un personaggio del nostro tempo. Il fascino di Gesù seguita ad attrarre molti, ancor oggi. Chiediamoci il perché. Il Vangelo ci dice di dialoghi tra il Figlio di Dio e Nicodemo, che forse nelle parole del suo interlocutore intuisce che egli è il Verbo di Dio: la Parola che lo interpella in ordine alla salvezza.
Questa condizione particolare motiva la risposta di sapore quasi sinagogale di Gesù,: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo” . L’argomentazione, chiara per un ebreo, merita qualche nota perché sia chiara anche ai nostri contemporanei.
Nel deserto di fronte alla mormorazione del popolo un numero ingente di serpenti velenosi semina il terrore tra gli israeliti che, non paghi di essere stati liberati dall’Egitto, infieriscono contro Dio e contro Mosè, che ha condotto il popolo nel deserto.
In risposta alla preghiera di intercessione di Mosè Dio mostra il rimedio al male dei serpenti, ma ancor più al male dell’uomo. Occorre risanare la natura umana, che è resa fragile dal peccato. Fu vero allora, lo è ancor oggi. La condizione dell’uomo è segnata dal limite; ogni generazione, ogni persona si misura con la pochezza del suo agire. Solo il male che incombe ci fa rendere conto che non siamo onnipotenti, né eterni. 
Durante l’Esodo antico nel deserto Israele si disperò per l’insidia mortale dei serpenti che affliggevano il popolo. Mosè obbedendo a Dio fece innalzare su un legno, simile alla croce, un serpente di bronzo che rievocasse la causa della sofferenza del popolo. Quanti lo contemplavano venivano risanati. All’uomo che si rende conto della propria fragilità Dio non nega la grazia della salvezza.
Gesù spiega a Nicodemo che è necessario che “il figlio dell’uomo”, cioè lui stesso crocifisso nella sua natura umana fragile e debole, diventi il riferimento della salvezza del nuovo popolo di Dio nell’esodo pasquale verso il Paradiso. È Lui la fonte della grazia. Quanti a Lui si rivolgono ottengono la salvezza. 
Dio infatti – soggiunge il Vangelo - “ha tanto amato il mondo da dare il figlio unigenito, perché chiunque creda in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” . Gesù è il nuovo Adamo, “il Figlio dell’uomo” già prefigurato dal profeta Daniele, mandato da Dio, che non cessa di amarci . La natura umana, pervertita dal peccato e dalla malizia, in Gesù è ricreata, per l’effusione dello Spirito Santo. Quanti cioè credono in lui divengono alternativi a se stessi, nuovi, come il pane azzimo di Pasqua, senza il lievito della malizia.
San Bonaventura, a La Verna, scriveva che la croce del Signore è il legno che ci fa passare il mare rosso delle nostre indecisioni e del nostro peccato, è la via della salvezza, se solo ci affidiamo al Crocifisso . “Rallegrati Gerusalemme” perché Dio ci ha offerto la possibilità di uscire dal cerchio perverso del peccato. C’è salvezza, se solo ci lasciamo coinvolgere con fede nel progetto di Dio che, per amore, ricrea un’umanità nuova nel suo Figlio amato, Gesù.
2. Per grazia siete stati salvati
La Chiesa ci invita a rallegrarci. Non per opera nostra, ma per grazia siamo stati salvati. Oggi è la domenica in cui si contempla la bontà di Dio che non ci ha abbandonato alle nostre responsabilità, ma ci aiuta, ci ricrea.
“Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù, per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminiamo”[5]. Tre cose ci sono chieste dalla Scrittura: credere che è possibile l’alternativa a questo mondo, spesso cattivo e disumano; che la fede, per il dono dello Spirito, ci fa nuovi a immagine di Dio; che da noi Dio si aspetta la disponibilità a riprendere il cammino, cioè la pratica della virtù della speranza.
Il sacrificio d’amore sulla croce, dove muore la morte e rinasce la vita per opera di Dio, comporta che gli amici di Gesù non si perdano di coraggio [6]. È possibile un’alternativa alla cattiveria che sembra dominare il mondo: la storia è riscattata e guidata da Dio: Cristiano non avere paura, combatti la tua battaglia, a Dio è gradito ogni uomo e ogni donna che, come il patriarca Giacobbe, scelga di lottare [7].
L’opera della divina Grazia, cioè l’opera dello Spirito Santo, giorno per giorno ci trasforma. Vivere in Grazia di Dio significa lasciare spazio a Dio perché cancelli in noi il peccato, le inclinazioni cattive verso il male e ci forgi sul modello di Gesù, l’uomo nuovo, giusto, pieno d’amore. 
La grazia Dio però non offre soltanto salvezza. Insegna anche ai credenti come vivere una vita santa e giusta evitando tutte le cose che non piacciono al Signore: “Ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo”[8]. 
Fede è mettersi in cammino, realizzando nel dialogo e nella pace il progetto di Dio, un’umanità nuova, a immagine del Cristo: il carattere di cristiano ricevuto come dono al battesimo richiede che venga fatto manifestare nel tempo, attraverso un percorso che nel credente passa dalla sequela del Signore, all’imitazione di Lui, fino a essere configurati a Gesù, che è il modello perfetto dell’umanità nuova. Come insegna san Paolo “per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo”[9].
3. Rivisitare il proprio progetto di vita 
Il libro delle Cronache ci ha ricordato che il male che viene nella società è provocato dal nostro vivere male. 
È una fatale illusione, oggi assai diffusa, ritenere che il nostro comportamento non influisca sulla società. 
Ogni peccato ha una dimensione sociale, nell’insegnamento della Scrittura e nella costante dottrina della Chiesa: “Il peccato porta disordine oppressione e violenza nella famiglia nella città nella nazione e nei rapporti tra i popoli. Corrompe la convivenza tra gli uomini… I peccati personali moltiplicandosi si fossilizzano in strutture sociali di peccato; queste a loro volta condizionano fortemente le persone e le inclinano a nuovi peccati”[10]. 
Israele antico conobbe l’esilio babilonese e il pianto nella consapevolezza delle cose perdute. Si rese sordo al grido dei profeti fin quando fece dolorosa esperienza che il frutto del disordine aveva sovvertito la propria libertà. L’esilio babilonese fu percepito come l’effetto dell’abbandono della Legge di Dio e il frutto perverso di una società lasciata alla deriva dell’arbitrio del più forte.
Dio non abbandona mai il suo popolo. Il Profeta anche nel momento del pianto annunziò, che ascoltando la preghiera del suo popolo, Yahweh avrebbe liberato Israele dalla schiavitù. L’insperato ritorno a Gerusalemme, a opera di Ciro il Grande, fu concepito dall’agiografo come il segno della benevolenza divina che non abbandona.
Anche noi siamo invitati a “leggere i segni dei tempi”[11]: Papa Francesco, il Giubileo della Misericordia, una rinnovata attenzione alla famiglia, perché sia risanata anche nel mondo occidentale, manifestano i doni della Provvidenza.
Per rispondere alla Grazia, che è dono pasquale offerto a ciascuno di noi, ci è chiesto di rivedere il nostro stile di vita e di conformarlo al Vangelo con un serio e forte progetto quotidiano.
Siamo certi che a nessuno è negata la Grazia. Come la tradizione vuole che in queste settimane si ponga mano a pulire e rassettare le nostre abitazioni, il breve tempo che ci prepara alla Pasqua sia l’occasione propizia perché ciascuno di noi faccia ordine nella propria interiorità e si prepari a raccogliere l’invito dell’Apostolo: “Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità” [12]. 
[1] Gv 3,14
[2] Gv 3,16
[3] Cfr Dan 7,13
[4] S. Bonaventura, Itinerario della mente di Dio, VII, 2 e 6
[5] Ef 2,10
[6] Sant'Agostino, Discorso nei giorni di Pasqua 233,4
[7] Cfr Gen 32,28
[8] Tit 2,12-13
[9] Ef 2,8-10
[10] Catechismo degli adulti [1087]
[11] Consilio ecumenico Vaticano II, Gaudium et Spes, n° 4
[12] 1Cor 5,8

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