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Festa di Santa Chiara: omelia dell'arcivescovo Riccardo

on 11 Agosto 2016.

Omelia pronunciata presso la comunità del Monastero delle Clarisse di Cortona

"Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti...perchè nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio" (I Cor 1,27): Fratelli miei nel sacerdozio, venerate sorelle di questo monastero, e quanti avete il gusto di contemplare le meraviglie di Dio: pace a voi!

"Chiara, luminosa per chiari meriti, risplende in cielo per chiarità di gloria e in terra rifulge dello splendore di miracoli sublimi" (Bolla Clara Claris Praeclara di Papa Alessandro IV,1).
Siamo raccolti nella fede per celebrare i miracoli di una grande testimone del Vangelo, della "serva di Cristo e delle sorelle povere del monastero di San Damiano, pianticella del Santo Padre Francesco" (Testamento di S. Chiara, 37).
Siamo venuti per capire il segreto di questa donna forte; per cogliere il fascino della sua storia e rinnovare noi stessi, raccogliendo la sua vicenda umana come una salutare provocazione di Dio. Chiara con la sua luminosa esperienza di vita è un miracolo che sopravvive nella Chiesa, è un dono, che dobbiamo accogliere nel tempo. Una storia tutta pura, tutta bella. E' una vicenda che ci fa vedere con gli occhi della nostra mente la liberazione di cui Dio è capace: "non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male" (Mt 6,13).
Chiara è un eccezionale contributo femminile che si realizza in pienezza di vita, è una sintesi di amore e di libertà che inquieta ancora dopo secoli con la sua pace e mostra le inesauribili ricchezze dell'avventura cristiana: liberarsi dall'effimero e dal superficiale, acquisire una consapevolezza umana, che vale più di ogni altro tesoro al mondo.

1.Una esperienza di libertà

Jacopo da Varazze annota che l'esperienza di Francesco ha sempre un legame forte con la libertà; chi lo incontra diviene "affrancato e libero" (Leggenda Aurea, CXLIX). Dal Poverello d'Assisi partono molti impulsi di emancipazione nella Chiesa: è la vitalità eccezionale di un dono. L'incanto del Vangelo "sine glossa" si rinnova ancor oggi, soprattutto nella straordinaria attenzione che esso trova tra i giovani. Ma è anche una consapevolezza antica. Tomaso da Celano già lo commentava, nella prima generazione del Francescanesimo: lo stile di vita di Francesco era così attraente che "non pochi, lasciate le cose mondane, seguendo l'esempio e l'insegnamento di san Francesco, impararono a conoscere, amare e rispettare il loro Creatore" (I Cel,37). Anche Santa Chiara appartiene al gruppo di coloro, che a contatto con San Francesco, acquisirono consapevolezza di sé, e avviarono una storia tutta alternativa e liberante. Ma proprio per questo si tratta di una conquista personale e originalissima. Un cammino che ciascuno fa davanti a Dio e che ritorna a vantaggio di tutti, in semplicità e umiltà.
Anche Francesco non sarebbe stato ciò che è stato, se non avesse incontrato Chiara: anch'ella lo ha influenzato. E' la meraviglia della Chiesa che ci chiama sempre a interagire. Lo stupore sponsale della verginità consacrata e il "privilegio della povertà" sono il fortissimo contributo profetico che Chiara dà al francescanesimo e alla Chiesa, e ancora rifulge. "Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti" (I Cor 1,27).

2. Il dilemma tra Marta e Maria

E' tutta medievale la volontà di conciliare la storia di Marta con quella di Maria (Lc 10,38-42): a quella dialettica appartengono le cronache di San Damiano antico.
E' invece attualissima la questione delle priorità nella vita. Noi siamo schiavi del tempo: un tempo che non basta mai per coprire neppure l'essenziale. Un tempo perduto e estraneo ai bisogni dell'uomo; un tempo disumanato.
E'assolutamente del nostro tempo l'aspirazione di rapportare correttamente il servizio con la contemplazione; il silenzio con la comunità; la fede con le opere. La questione ha una sua laicità affascinante, perché tocca le ragioni profonde e vere del vivere: è un problema che interpella tutti, anche chi apparentemente non vuole darsene pena. Anche in questo senso l'avventura di Chiara diventa una storia universale. Forse è per questa ragione che siamo venuti qui quest'oggi, anche noi tacitamente pellegrini, in cerca del senso delle cose.
Non perdere la capacità di interiorizzare e di capire, saper trovare il giusto equilibrio tra noi e gli altri, saper difendere la cittadella interiore dell'uomo, perché non sia espropriato del suo spazio: una sana ecologia dello spirito. Giova a tutti, io credo, ricordare l'avventura delle Dame povere di S. Damiano, attente alla campana che scandisce il loro tempo, per non perdere il dono della comunità, senza privarsi della contemplazione.

3. Il primato della contemplazione

Da Santa Chiara siamo venuti a raccogliere il singolare contributo di libertà dal fare; l'indipendenza dal tarlo del potere; la fuga dalla logica del successo, che rende schiavi delle convenienze e delle cose.
Da questa antica, bellissima donna del Medioevo vogliamo imparare la carica di contestazione delle logiche del mondo, che schiavizzano, oggi come allora, e sono la radice del peccato.
Il nubilato e la verginità di Chiara e di Agnese di Praga sono vissute come una scelta d'amore, una libertà dalle logiche dell'interesse mondano, che ha mietuto sempre tante vittime, soprattutto nell'universo femminile. Alla donna, spesso allora oggetto di scambio, ma anche oggi umiliata dalle convenienze e dal dover fare, Chiara addita la libertà e il gusto di vivere l'amore verginale. Riesce a proporre la libertà di seguire Cristo alle principesse e alle popolane del Medioevo, ma anche alle donne del mio tempo, desiderose di una libertà radicale e incantata. Anche nel nostro tempo giovani figlie della Chiesa tornano a riscoprire lo splendore del monastero, al di là della sicumera dell'Occidente opulento o nella lontana civiltà dei Paesi del Terzo Mondo. Nella Santa madre Chiara vi è il fascino di una vita incontaminata e incorrotta; lo splendore di una giovinezza che non appassisce, una proposta che, come il Vangelo, va oltre le barriere umane: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio"(Mt 5,8).
La contemplazione con Chiara diventa realissima esperienza di vita, non fuga momentanea, né rifugio: "Ti benedico o Padre...perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli...perché così è piaciuto a te" (Mt 11,25-26). E' il diritto praticato ad una vita personale e intima, dove il rapporto con Cristo, sposo dell'anima, riesce a garantire una pienezza e un equilibrio che ancora affascina nei nostri giorni.


4. Lo specchio: dalla imitazione alla sequela di Cristo

"E poiché questa visione di [Cristo] è splendore d'eterna gloria...ogni giorno porta l'anima tua in questo specchio e scruta in esso continuamente il tuo volto, perché tu possa così adornarti...come si conviene a te, figlia e sposa carissima del Sommo Re" (Lettera 4a ad Agnese di Praga, 14).
Santa Chiara nella contemplazione dell'umanità di Gesù vede il modello, lo strumento della liberazione personale. Contemplare con amore è la via per trasformare se stessi e perfezionare le proprie interiori risorse. "Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Mt 11,27).
Questa avventura che parte dal presepe; che vuole realizzarsi contemplando la scelta di Dio di farsi povero, è la "beata paupertas" di Chiara. Per iniziare un percorso interiore Santa Chiara ci insegna che è assolutamente necessario liberarsi dalle cose, con povertà assoluta e decisa. E' uno strappo liberante: è la medesima logica che porta Chiara al dominio del corpo nell'esercizio della penitenza. Il nostro tempo deve tornare alla scuola di Chiara. E' questo il dono del Giubileo che fa popolare ancora di più le nostre contrade di un popolo in cerca della pace. Il dominio di sé e il distacco dalle cose sono categorie irrinunciabili per chi vuole seguire il Vangelo.
La "sancta humilitas" è il mezzo con cui ottenere tanto risultato: la minorità di Francesco, in Santa Chiara, diventa l'esercizio paziente di una vita; la ricerca di una perla preziosa, il recupero di una interiorità che va difesa e protetta. La clausura, che è esclusione di tutto ciò che è estraneo; è come un chiudere fuori il mondo e il suo rumore, non un rinchiudersi, mai un estraniarsi, mai uno sfuggire al peso del tempo per sistemarsi in più comodi lidi. La cella, il silenzio sono, innanzi tutto, i luoghi interiori della preghiera e dell'incontro con Dio, una sorta di talamo interiore da proteggere contro ogni intrusione, sull'esempio di Maria, la Santa Vergine che è Madre, e Sposa di Dio. La clausura è il luogo dove ogni sorella cerca in solitudine il mistero. E' il luogo dove si tempra la personalità allo specchio della grazia.
Si tratta di una trasformazione orientata. Chiara è figlia della Chiesa e Madre, in mezzo al Popolo di Dio. La ricerca interiore, la stessa povertà, la verginità e il nubilato per il Regno dei Cieli sono orientati alla "ineffabilis caritas", che è il fine della vita del monastero: l'unione con Dio, l'amore per il prossimo. Questa è la lezione di San Damiano.

5. Il metodo

"Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me..." (Mt 11,28).
La Maestra di vita spirituale ci rivela il suo mistero, imparato dal Signore. Partecipa ad Agnese di Praga il percorso da compiere per la libertà dello spirito: "Lasciati incontrare!": la contemplazione è essenzialmente intuizione, il dono di vedere l'essenziale, l'essenza del mistero che è celato in tutto.
Riflettere la contemplazione è cogliere il significato di quanto si è scoperto, è il riposo pieno di ammirazione verso ciò che si è riconosciuto in tutta la sua importanza. La contemplazione è un ponte verso l'agire concreto, è il passaggio dalla "imitatio Christi", alla "sequela" di Lui.

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