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Epifania 2017: Omelia dell’Arcivescovo

on 11 Gennaio 2017.

Figlie e figli carissimi:
Gesù ci dia pace in questo giorno in cui si manifesta al mondo!


1. Cercare il Signore

La stella. È un segno nel buio della nostra notte interiore. È l’opportunità che ti è data di alzare gli occhi dal banale che ti circonda e ti annoia. È la recuperata capacità di andare oltre, di ragionare e di capire che non ti è precluso ogni percorso del sogno perché diventi reale. È misurarsi con la luce per recuperare la dimensione soprannaturale e divina che ti appartiene non meno che il quotidiano dove credi di esaurire le tue possibilità e i tuoi progetti.

- È il gusto di andare alla ricerca del vero, del bello e del giusto, che affascina la cultura e fa superare gli steccati delle ideologie. Orgoglio e pregiudizio sono nemici del sapere. Guardare in alto è una preziosa offerta che rivolta soprattutto a tutti i giovani della terra, che sono desiderosi di cambiare in bene il male che li circonda e li sconforta. È smettere di essere una pedina, mossa da altri; un personaggio scontato nella scena di questo mondo.

- È scoprire che la bontà, gli ideali, i progetti positivi esistono ancora nel mondo e non solo nelle favole. È liberarsi dalle esperienze che abbiamo assolutizzato e che ci hanno indotto a credere che l’alternativa alla nostra pochezza sia un miraggio. La bontà è una scintilla di divino, che fa riscoprire l'ordine che regge l'universo e fa passare dal particolare all'universale. Scrutare le stelle fa recuperare l’umiltà, che rende capaci di apprezzare la grandezza, la fedeltà, la pazienza e Dio stesso .

- È l'amore, esperienza offerta a tutte le persone che hanno il coraggio di uscire dalla gabbia del proprio egoismo e di salire sulla "garuda", la grande aquila d’Oriente, che offre ad ogni giovane di salire in alto per ritrovare l’amore, che è la perfezione dell’esperienza umana, ma anche il nome stesso di Dio e la via per conoscerlo e raggiungerlo .

2. I Magi e la stella
I segni ci sono dati, a condizione che noi li sappiamo cogliere come tali. Il Vangelo dei Re Magi, che oggi è proclamato in tutto il mondo cristiano, fa della stella un segno portentoso su cui riflettere. C’è una coralità di pensiero che il popolo di Dio può valorizzare anche da noi.
Tre chiavi sono necessarie per comprendere:

- La voglia di scrutare il cielo: di fissare lo sguardo nel buio e di cercare luce. Bisogna uscire dal corridoio degli specchi deformanti del nostro sistema di idee, così pieno di sicumera che somiglia più ad un Luna Park, che alla vita reale.

- Bisogna avere l'umiltà di riconoscere che abbiamo bisogno di essere guidati, abbiamo bisogno del Maestro.

- Bisogna essere disposti a dare un seguito nella nostra vita a ciò che abbiamo visto: non ci possiamo contentare dei pii desideri che segnano i "bravi ragazzi" dei nostri ambienti. I magi d'Oriente vista la stella si misero in cammino e marciarono finchè trovarono il Signore. A ciascuno di noi viene fatta la proposta di fare un percorso per trovare il Signore. I modi cambiano a seconda del nostro carattere, delle circostanze della nostra vita, delle persone che incontriamo. Ma una strada è proposta a tutti.

3. In cammino portando a Gesù i doni. come i Re Magi, per portare doni 
- L'oro dei Re. Si arriva al Signore solo con la libertà, che è il dominio di sè: essere Re, significa dominio di sé. Gli uomini venuti in Italia da Paesi lontani - esuli, rifugiati, cercatori di libertà - non hanno avuto paura delle sofferenze, hanno avuto il coraggio di un progetto.
Anche noi, talvolta veniamo da ambienti culturali lontani dal progetto del Vangelo. Ci è chiesto di avere il coraggio del recupero, la capacità di ricostruire una vita secondo lo Spirito, che è più preziosa dell’oro fino, più accetta a Gesù, perché opera del suo medesimo Spirito.
Santo vuol dire alternativo, diverso. Dio ci conceda l’impegno ad essere protesi verso l’umanesimo nuovo, che ci farà credibili testimoni del Regno.

- L'incenso, che è il coraggio di adorare. Sale in alto, sublima. Occorre imparare a sublimare dalle difficoltà di ogni giorno, per riconoscere Iddio Benedetto e chinarci a lui soltanto. Chi non crede nella Provvidenza è ateo.
È la potenza della preghiera, capace di sopperire alle nostre deficienze e al limite stesso della natura umana. L’Apocalisse insiste molto nella visione dei Santi del Cielo, capaci di splendore soprannaturale, più bianco del candido lino delle vesti.

- La mirra della nostra fatica: una vita intera offerta per il Regno del Signore. È la dedicazione a Dio nella perseveranza e nel servizio, che esprime totalmente la nostra condizione di consacrati, cioè la realtà del Battesimo e la fedeltà alla vocazione che ciascuno riceve dal Signore, nel Matrimonio, nel sacerdozio ministeriale, nella offerta della vita per le opere di misericordia e nell’impegno per il bene comune.

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