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Festa della Madonna del Conforto. Omelia dell'Arcivescovo

Arcivescovo-omeliaFratelli e sorelle amati dal Signore,
Dio ci dia pace in questo giorno santissimo
dedicato alla Madre di Cristo!

1. Affermiamo la nostra identità
Siamo qui per ringraziare, per dire la nostra riconoscenza al Signore, per affermare, ancora una volta, che siamo figli di questa Chiesa. Il legame tra la terra di Arezzo e la Madonna, invocata sotto il titolo del Conforto, è parte della nostra identità. Pochi segni bastano per identificare il volto di una persona in mano ad un abile pittore. Poche note costituiscono l’identità aretina della Chiesa. Il coraggio del tema del martirio che fa capo a San Donato, ma giunge fino ai nostri giorni, attraverso i sacerdoti casentinesi uccisi in Cina per il Vangelo, come Cesare Mencattini nel 1941, come quei parroci che, per salvare il popolo, furono trucidati durante gli anni bui dell’ultima guerra, a Civitella, a San Pancrazio, nel carcere di Arezzo. Durante la guerra, di preti aretini, ne morirono 27.
Non si riesce a identificare questa chiesa diocesana, senza la componente monastica, che splende tutt’oggi in Camaldoli, e l’esperienza mistica di San Francesco, stimmatizzato a La Verna. Dalla più tarda antichità fino ai giorni nostri, ci riconosciamo nelle innumerevoli opere di carità, che il popolo, in terra di Arezzo, ha animato, per i bambini, gli anziani, i disabili, i poveri, rispondendo alle svariate necessità del tempo.
Su tutte le altre caratteristiche prevale la pietà amorosa e figliale verso la Madre di Dio, invocata in ogni lembo della nostra terra con nomi di ascendenza biblica, e di poesia alta. Dal 1796, la piccola e umile immagine nella mensa dei poveri in casa camaldolese, presso Porta San Clemente, è diventata la Madonna del Conforto. Il Vescovo Niccolò Marcacci descrisse allora agli altri vescovi toscani il miracolo fatto per intercessione di Maria: riportare al Signore tutti gli aretini. Le folle di questi giorni fanno ritenere identitaria la festa che celebriamo.
Credo utile rammentare alcuni segni degni di considerazione, che si sono ripetuti in queste giornate: la gente è accorsa per venerare la Madonna dei poveri, povera anch’Essa nell’immagine di coccio, che risplendette “Bianca Regina fulgida”, ed è ancora, dopo due secoli, punto di riferimento per migliaia di persone, semplici e dotte.
In dieci giorni, ho rivisto, quasi per intero, tutti i preti e i frati della Diocesi, che, con il popolo, sono venuti in Duomo, e si sono stretti con affetto attorno al Vescovo, rinnovandogli condivisione e stima: anche questo fa parte della Madonna del Conforto.
La festa di popolo, e gli interventi di questi giorni confermano l’aspettativa, che si dia effettivo corpo al Sinodo annunziato e indetto per l’anno prossimo. Le file ai confessionali, le decine di migliaia di comunioni, le preghiere scandite dalle prime luci dell’alba, quasi ogni sera fino a mezzanotte, preludono quei gesti di carità, che qualificano come pellegrinaggio il giorno di oggi.

2. “Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò” (Is 66, 14)
Le vie per giungere alla fede sono molteplici: ognuno ha la sua. Come ogni madre capisce i figli, nelle loro diversità, anche te sei compreso da Dio, che ha scelto di aver come interprete Sua Madre. Mi è sempre piaciuto l’argomento di Tommaso d’Aquino, che afferma che l’onnipotenza di Dio si manifesta nella sua onniscienza, cioè nella capacità di conoscerci uno per uno, e di aver cura di ciascuno di noi. Mi pare molto consolante che non è possibile sfuggire alla bontà di Dio, alla sua attenzione, al suo amore, anche se non ricambiato. I figli sono figli, e, per quanto ribelli e sdegnosi, non cessano d’essere cari al Signore.
Questo è il giorno giusto per ragionare sui possibili accessi alla fede, in questa generazione segnata dalla cultura liquida e dall’incertezza dell’essere. Forse abbiamo bisogno di riscoprire che, accanto alla lucidità fredda del pensiero illuminante, ci appartiene d’essere “portati in braccio, e, sulle ginocchia, accarezzati” (Is 66-12).
È materia così delicata, che non si può fare altro che accennarla, perché a chi capisce basta poco per intendere di che si tratta. Il conforto della fede è esperienza di liberazione, soprattutto dal male dell’incomprensione, dalla solitudine dell’esistenza, dalla poca capacità di comunicare oltre la soglia delle convenzioni.

3. Il luogo alternativo è la radice del conforto
A Cana di Galilea, anche Gesù quasi si stupisce di trovare sua madre, tra quelli che fanno festa intorno alla famiglia. Maria è già al banchetto, ancor prima che arrivi Gesù coi discepoli. Mi piace ricordare quest’immagine, che è l’unica del Vangelo, che racconta la Madonna partecipe di un momento umano, gioioso, non rituale. È un modo per sottolineare che la vita dell’uomo loda il Signore, e che la normalità è luogo teologico dell’incontro con Dio. Il Vangelo non divide il sacro dal profano, ma afferma la presenza del soprannaturale nella quotidianità. Il Nuovo Testamento comincia col Segno di Dio, che va incontro alle necessità della gente: perfino l’acqua diventa vino per non guastare la festa di due giovani innamorati. La celebrazione della Madonna del Conforto, ci aiuta a recuperare la vicinanza di Dio ai bisogni della gente, e ci indica la via maestra, che la Chiesa vuole seguire imitando il suo Signore.
Alle nozze di Cana, per il lettore superficiale parrebbe che si sia operato un miracolo inutile, ma Dio sa sottrarsi alla logica del profitto. Anzi, proprio nella umiltà del gesto, e nella piccola attenzione di chi vi è coinvolto, si manifesta la straordinaria molteplicità del Segno.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci dice che vale la pena di intervenire per confortare la gente.
Quest’oggi decine di migliaia di aretini, commossi davanti all’immagine della Madonna, hanno ripetuto il Segno di Cana. Allora fu Maria ad esprimersi: stai certo, anche stasera non resterà insensibile ai bisogni della gente, che ne invoca l’aiuto.
A noi è chiesto, in fondo, assai poco: lo shemà è recuperare la dimensione dell’ascolto: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. (Gv 2, 5).
La conversione del cuore è passare dalla convinzione che nessuno ti aiuta, all’esperienza che Dio è buono, e che su di Lui puoi contare anche te.

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