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Pasqua, omelia dell'Arcivescovo a Sansepolcro

50716933Figlie e figli carissimi, il Signore  ci dia pace per questa sera di Pasqua.

Al Vespro di questo giorno, come cristiani della Chiesa nascente anche noi ci ritroviamo. E’ uso antico per i cristiani dedicare il giorno di Pasqua al Signore, alla preghiera. Tre volte si celebra l’Eucarestia per lodare il nome di Signore e per ringraziare  Dio Padre  che ha risuscitato il suo Cristo, dicono i Santi Padri, aprendo per tutti noi l’accesso alla vita eterna. Con la resurrezione del Signore ha cessato di essere eterna la morte ed è diventata eterna la vita – la vita eterna.

In questa terza liturgia di Pasqua è raccomandato di leggere il Vangelo dei discepoli di Emmaus, come abbiamo fatto noi da Luca 24, per due ragioni: sia perché il fatto narrato avvenne proprio oggi e probabilmente proprio a quest’ora verso la fine della giornata, ma la ragione più vera di questa scelta liturgica pare che sia il fatto che Vangelo di Emmaus è il seguito immediato alla Pasqua del Signore, alla Resurrezione. In cosa ci riguarda la Resurrezione?

È una tendenza da tenere sempre presente, noi siamo portati da un secolo e mezzo nell’Europa occidentale a dare molto rilievo  alla dimensione storica della Resurrezione. Tutti i fatti narrati sono veri, ma Gesù non è soltanto risorto, è fede comune che Egli è vivente e che è in mezzo a noi, stasera, ora. Questa è la ragione per  cui la divina Eucarestia è così importante. Gesù è chiamato maestro ben 41 volte nel Nuovo Testamento. La comunità  delle origini fissa l’attenzione sull’illuminazione. Mi spiego, se noi non facciamo capire qual è il ruolo stesso di Gesù e quello della Sua Chiesa - e il rapporto tra Gesù e la Sua Chiesa è un rapporto di continuità. Qui vi ricordate in Giovanni, 17: ”Padre, come tu hai mandato me io mando loro che siano una cosa sola come io e te siamo una cosa sola”. E’ percepire  noi stessi non come pii devoti che vengono in Chiesa a fare opera bona o a fare atto di pietà, ma noi siamo il corpo di Cristo  e Gesù si fida di noi ci affida il suo Vangelo, dice ancora Giovanni 27, “perché il mondo creda che tu mi hai mandato”, tutta la questione della presenza di Gesù sta nel nesso tra Gesù risorto e la Sua Chiesa. Va illuminata. Certo bisogna far capire. Oggi, amici, siamo in un tempo assai complicato perché siamo abituati a numeri grandi, il livello di istruzione della gente è sicuramente superiore  a quello dei nostri poveri bisnonni che per queste campagne non sapevano fare speculazioni teologiche neanche filosofiche. Ma il punto di fondo è che le verità della fede erano conosciute, noi oggi abbiamo un popolo di Dio che sa assai poco di Dio. Quindi c’è bisogno di questo servizio. La pagina di Emmaus che è il primo movimento dopo la Resurrezione, o se volete il primo movimento di Gesù risorto,  ci mostra come si fa. Il testo è molto ricco. Chi ha la capacità di farlo ci faccia meditazione perché è un testo veramente molto ricco. Io mi limito stasera a cogliere un aspetto di questo testo che è la pedagogia di Gesù nell’annunciazione del Vangelo.

Per un certo verso esprime il sentire di molti del nostro tempo. Un tempo complicato. E’ frequente, anche da noi, che ad una conoscenza del cristianesimo fatta di cultura non sia affiancata l’esperienza personale. Noi forse riusciamo a parlare tutti, a dire qualcosa di Gesù ma io mi chiedo se riusciamo a  parlarne come di una persona viva e da noi personalmente conosciuto. Il rapporto con Gesù è il primo frutto della Resurrezione.

La Chiesa antica dopo i giorni della penitenza quaresimale  prevedeva che 50 giorni del tempo pasquale fossero dedicati alla mistagogia, cioè che si spiegasse, che si illuminasse  quelli che sono diventati cristiani questa notte, ma anche tutto il popolo sia illuminato. Solo con la dottrina si va poco lontano. Luca, miei amici, non parla mai di dottrina, ma parla di percorso, cioè ognuno di noi ha un suo percorso interiore e bisogna ritornare in questi tempi bellissimi ma complessi, a pensare al percorso che ciascuno di noi sta facendo.

Il giorno di Pasqua perché è festa? Perché i cristiani fin dalla Resurrezione non hanno mai lavorato? Con buona pace della gente che è costretta a tenere aperto il centro commerciale. Non hanno mai lavorato perché questo è tempo da dedicare al Signore e c’è bisogno di passare da una conoscenza intellettuale, teologica ad una conoscenza esperienziale o esistenziale. Questo è un cammino da fare se vogliamo essere adulti nella fede e se non lo siamo lo possiamo diventare.

Quale è il metodo di Gesù? Non serve l’ascolto e basta, bisogna ritornarci sopra. Cosa fa Gesù con i due pellegrini che se ne tornavano a casa loro ad Emmaus, a 11 km da Gerusalemme? Fa cinque cose: “Con delicatezza si avvicinò e camminava con noi”. Questa è una domanda da farci: quanto noi, la chiesa del mio tempo, sa mettersi accanto alla gente. È uno degli insegnamenti più insistenti di Papa Francesco, quando dice la Chiesa in uscita, quando dice l’odore delle pecore, sono dei temi che abbiamo ascoltato nei media, ci vuole con delicatezza bisogna avvicinarsi alla gente e camminare insieme. Noi invece abbiamo una chiesa clericale che si richiude in strutture, ma noi vicino alla gente al tuo figliolo che non viene più in chiesa che si rinchiude dentro le strutture magnifiche come questa cattedrale, va in cerca delle opere d’arte meravigliose ma noi, vicino alla gente, al tuo figliolo che non viene in Chiesa, cosa fa la Chiesa per stargli accanto?  Quale idea di servizio abbiamo noi? Accorgetevi che tutti vengono dal Vescovo e vogliono un parroco: 837 villaggi sono nel territorio della nostra Chiesa diocesana, noi abbiamo 117 parroci.

Il resto, dove è la vicinanza? Come faccio a trovare la vicinanza di Gesù? Certamente ai nostri ragazzi, nella vostra famiglia non è che viene proposto il ministero sacerdotale come un’esperienza che vale la pena di essere vissuta. Invece arriva addosso con una specie di pregiudizio, di luogo comune, cose scontate. Forse siamo colpevoli, non sappiamo dare il buon esempio, però Gesù ci chiede di avere delicatezza di avvicinare e camminare con loro.

Il secondo verbo che usa Luca nella pagina di Emmaus è ascoltare, cioè imparare il linguaggio. Quale è la problematica dei nostri contemporanei? Di che parla? Altro che quegli strulli che dicono che il Papa non parla di vita eterna: si va per la via di una concretezza, bisogna intercettare il linguaggio, imparare quale è il problema degli altri.

Una Chiesa umile che si mette accanto e vale la pena di starci, una Chiesa che si pone questo problema. Dopo di che, questi di Emmaus  gli dicono ma solo due in Gerusalemme e gli raccontano, a quel punto cosa fa Gesù? Insegna. Dice non è così come dite. Ve lo spiego. Io vorrei sapere quanto tempo nelle nostre famiglie si dedica a spiegare la fede. L’abbiamo fatta diventare un’esperienza emotiva ma bisogna illuminare Gesù semplicemente come Gesù. Quando furono vicino al villaggio in cui erano diretti egli voleva proseguire. Lo invitano e si ferma con loro, cioè condividere, questo è il Verbo che usa Luca, stare non solo accanto alla gente, ma avere un qualcosa in comune. Una Chiesa che non fa la carità, che non sta accanto ai nostri ragazzi… che me ne importa che imparino a pappagallo il catechismo e non hanno mai fatto carità, non l’hanno mai vista fare? A Sansepolcro, andando due generazioni indietro, un povero un po’ d’aiuto lo trovava sempre. Don Duilio ha fatto della carità lo stile della sua vita e ha formato generazioni di ragazze, ha sacrificato la sua vita per condividere, per fare esercizio di carità.

Un ultimo Verbo, i gesti della credibilità. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione lo spezzò e lo diede  loro. Luca usa la sequenza dell’eucarestia. Si è credibili se si è uomini e donne di Dio.

Dopo di che, concludiamo questa riflessione fatta insieme, voglio prendere dalla pagine di Luca,10 la parabola del buon samaritano. Come finisce la parabola del buon samaritano? “Va e fa anche tu lo stesso”. Questo è l’augurio pasquale che ci viene dal Vangelo, va e fa anche tu lo stesso. Come si riesce? Io vorrei brindare idealmente a tutti gli insegnati che sono qui nell’assemblea che è una vocazione non è un mestiere.  I genitori, che sono i primi maestri, se non ritrovano il gusto di fare altrettanto ce ne scampino i serpi in seno, tocca a noi, va e fa anche tu lo stesso, posto che non c’è carità più grande che quella di illuminare le coscienze e fare donne e uomini liberi perché cristiani.

Qui, il video integrale dell'omelia: 

https://www.youtube.com/watch?v=e0a6xhouDnA

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