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"San Donato ci aiuta a rileggere la nostra identità". Don Fabrizio Vantini è il nuovo Vicario Generale

omelia_arcivescovo_san_donato_2017“La festa di San Donato è un dono bellissimo per tutta la Chiesa diocesana, perché ci aiuta a misurarci con il grande evangelizzatore e patrono, per rileggere la nostra identità nel tempo presente”. Con queste parole - pronunciate all’inizio dell’omelia della Santa Messa stazionale, celebrata in Cattedrale - S.E. mons. Riccardo Fontana ha sintetizzato il significato profondo dei festeggiamenti in onore del Santo Patrono della nostra Diocesi.


“Il Vescovo Donato – ha continuato il presule - è l’esempio di quale misura è chiesta anche a ciascuno di noi per dirsi ed essere riconosciuto cristiano. Il Vescovo lo fece usque ad sanguinis effusionem. Altri nostri aretini hanno fatto come lui nel corso dei secoli. Penso agli esempi luminosi della nostra Chiesa aretina, come don Alcide Lazzeri, il prete di Civitella, che contrattò con le SS, dando la propria vita in cambio di quella del popolo. Ottenne di essere barbaramente ucciso per primo, senza riuscire a salvare gli altri uomini del paese. Tra gli assistenti dei gruppi giovanili, non vorrei che Arezzo dimenticasse Don Tani, che, pur di salvare i propri ragazzi, per ventidue giorni di tortura non rivelò dove fossero, e poi una scarica di mitra lo soppresse nel carcere di San Benedetto di Arezzo, senza che riuscissero a sapere dove erano i ragazzi del gruppo”.

Esiste anche un martirio dei giorni nostri: incruento ma non per questo meno doloroso e altrettanto radicale. Ed hanno lasciato testimonianza: “Mi riferisco a quei padri e madri di famiglia, che hanno cresciuto figli e nipoti, lasciando nella memoria non solo di casa, ma anche di quanti li conobbero un segno credibile di umanità significativa e di fede intrepida”.
Continua il vescovo Riccardo: “Resistere alle difficoltà è proprio del martirio, ma lo è anche ascoltare tutti senza cedere alle contestazioni talvolta malevole. Andare in cerca del consenso e dell’applauso non è la misura di San Donato”.

“Misurarsi con San Donato vuol dire impegno, anzi misurare il proprio impegno, è chiedersi, all’interno di ogni comunità, quale ruolo e incidenza i nostri laici hanno nei processi che li riguardano come fedeli, nella vita pastorale, che è fatta di Annunzio, Celebrazione e Testimonianza – ha continuato il presule. In tutte e tre queste dimensioni è necessario un pieno coinvolgimento di ciascuno dei fedeli, uomini e donne. Certamente, l’annunzio del Vangelo fatto fai laici deve liberarsi dal clericalismo, e usare lo stile che è proprio delle relazioni nel nostro tempo. Perfino la Divina Liturgia deve rispettare il principio della sussidiarietà, cioè nessuno deve usurpare lo spazio riservato all’altro. Il Vescovo, il prete e il diacono hanno compiti specifici, che vanno rispettati da tutti, ma anche i catechisti, i cantori, i musici, i lettori debbono avere competenza ed esercitare la loro funzione. La testimonianza della carità è materia che raccoglie davvero tutti”.

Ed il laicato? “Occorre anche domandarci quale la partecipazione del laicato alla vita diocesana. La Chiesa sussiste attorno al successore degli Apostoli, a San Donato e ai suoi successori. La tentazione di far da sé affligge ogni parrocchia, ogni movimento e ogni associazione, ma San Donato ci insegna a rimettere insieme i cocci di ogni calice infranto dalla malizia del diavolo, che divide”.

Non poteva mancare un riferimento al prossimo Sinodo a cui la chiesa aretina-cortonese-biturgense si sta preparando da vari mesi: “Andare a Sinodo significa avere coraggio di richiedere a tutti di ridarci fiducia. Le devozioni appagano solo una parte della società aretina, ma non coinvolgono la maggioranza della gente di questa città, nel rafforzare la vita di fede. San Donato, che curò la cieca Siranna, ci aiuti a interiorizzare. Meno apparenza, e più scelte cristiane se vogliamo che la generazione nuova, in terra di Arezzo, abbia il senso di Dio e il gusto di fare Chiesa”.
La fede non si esprime nel conformismo. La Tradizione è una cosa santa. “È quanto ricevemmo, attraverso le generazioni, che ci ricollega a Gesù stesso. È ciò che ci è stato tramandato, e che per ciò stesso è essenziale. Le tradizioni sono usi e costumi, introdotti nel tempo, e che possono variare, e anzi, talvolta, lo devono. Se vogliamo aprire un dialogo serio con chi non frequenta ordinariamente la Chiesa, dobbiamo liberarci dalla paglia perché risplenda l’oro. Sono entrambi gialli, ma di tonalità diversa. E anche di valore diverso”.

E ancora: “La verità non è frutto del conto di maggioranza. Il Martire Donato ci insegni a resistere alle mode del tempo, a informarci sugli eventi di Chiesa, attraverso cronache più o meno fedeli degli media, che fanno bene il loro lavoro, se funzionano come specchi, riflettendo la realtà come si manifesta, ma, a volte, ragioni ideologiche, fanno deformare la stessa realtà”.
Ancora un pensiero al laicato: “Il ruolo dei fedeli laici nel processo identitario della nostra Chiesa va rivisto; è necessario interpellare le persone, ma anche le parrocchie e le comunità a chiedersi quale sia l’apporto al bene delle parti all’insieme, dei singoli al bene comune. Sul Sinodo, che è un cammino di ricerca da fare insieme, per ritrovare ciò che ci unisce, e mediare ciò che divide, invochiamo l’intercessione di San Donato, e cerchiamo di imitarne l’esempio”.
Per concludere una invocazione all’intero popolo aretino: “Gli antichi dicevano Sanctus Donatus seu Arretium. Aretini che mi ascoltate, è ancor vero che la nostra identità nasce dal confronto con San Donato?”.

E’ ormai tradizione invalsa che, in occasione della S. Messa stazionale che conclude i festeggiamenti in onore di S. Donato, siano rese note le nomine dei nuovi Parroci della Diocesi e di coloro, sacerdoti e laici, incaricati di ministeri e servizi particolari nella Chiesa diocesana:

don Josè Disney Torres Gonzales
parroco di Levanella
don Albert Facely Millimouno
vicario parrocchiale di Laterina
don Didier Beasara
parroco di Ortignano-Raggiolo
don Ernesto D’Alessio
proposto di Bibbiena
don Radoslaw Gulba
vicario parrocchiale di Anghiari
don Bonaventura Anaike
vicario parrocchiale di Rassina
don Rube Mansilla De la Torre
parroco di Talla
don Antonio Sascau
coparroco di Pieve a Socana
don Simeon Ench Ezennia
vicario parrocchiale di Foiano
don Daniele Leoni
parroco del Pozzo della Chiana
don Decio Tucci
amministratore parrocchiale di sant’Andrea a Pigli
don Piero Mastroviti
vicario parrocchiale di Castelnuovo Berardenga
don Stefano Sereni
parroco di santa Firmina
don Richard Kululu Mompalwo
vicario parrocchiale di Capolona
don Athanase Kono
vicario parrocchiale di Le Ville di Monterchi
don Michal Piotr Zbrojkiewicz, S.A.C.
parrocchia di San Leo
don Michal Gòrski, S.A.C.
parrocchia di San Leo
padre Raffaele Menniti
parroco dell’Unità pastorale di Santa Maria in Gradi e San Domenico
don Armando Bazzicalupo
vicario parrocchiale dell’Unità pastorale di Santa Maria in Gradi e San Domenico
don Arkadiusz Siergiejuk
vicario parrocchiale in Valdambra
don Josè Enrique Salgado
vicario parrocchiale di San Niccolò in Soci e Casanova

Dopo aver ricevuto la rinuncia al servizio in qualità di vicario generale da parte di mons. Gioacchino Dallara, ininterrottamente tenuto per quindici anni, il vescovo Riccardo lo ha profondamente ringraziato e nominato responsabile del Cenacolo di Montauto.

Successivamente il vescovo Riccardo ha annunciato la nomina di don Fabrizio Vantini a vicario generale della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.
Don Fabrizio Vantini, originario della parrocchia di Chitignano in Casentino, è nato ad Arezzo l’11 marzo 1977 ed è stato ordinato sacerdote il 3 luglio 2004 per la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.
Ha conseguito il Baccalaureato presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale nel 2002, la Licenza in Storia Ecclesiastica nel 2004 e il dottorato in Storia Ecclesiastica nel 2010, ambedue presso la Pontificia Università Gregoriana.
Dal 2006 al 2015 ha insegnato presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Arezzo e dal settembre 2011 insegna presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale. Dal 2015 ha ricevuto l’incarico di insegnare Storia anche presso lo Studio Teologico dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore.
Ha pubblicato La Chiesa che cambia, lavoro sulla storia della Chiesa aretina dalla Liberazione alla fine Concilio II e un romanzo pastorale, per aiutare i giovani e le nuove generazioni a riscoprire la bellezza della fede, intitolato Dal Casentino alle Ande.
Dal 1998 al 2002 è stato accolto nel Seminario Vescovile di Arezzo fino all’Ordinazione presbiteriale. Dal 2002 al 2005, mentre frequentava la Pontificia Università Gregoriana, è stato alunno dell’Almo Collegio Capranica.
Negli anni in cui ha lavorato alla tesi dottorale è stato vicedirettore del Seminario Vescovile di Arezzo. Dal 2005 al 2006 è stato Amministratore parrocchiale della Parrocchia di San Martino Sopr’Arno nel comune di Capolona. Dal 2006 al 2010 è stato parroco di Laterina e di Casanova. Nel maggio 2010 gli è stata affidata la parrocchia di soci nel comune di Bibbiena, in Casentino, dove è parroco.
Nel 2016 è stato nominato vicario foraneo dell’alto Casentino e, successivamente, vicario episcopale per la zona pastorale del Casentino.

Alla celebrazione in Duomo hanno partecipato i sacerdoti della nostra Diocesi e per sottolineare l’universalità della figura di san Donato e lo spirito ecumenico, proprio della nostra Diocesi, non è senza significato che abbiano partecipato alla celebrazione eucaristica anche rappresentanti di altre confessioni, tra cui: il proto presbitero della chiesa di Costantinopoli padre Octavian Tumuta della Chiesa ortodossa romena di San Giovanni Battista in San Bartolomeo ad Arezzo, padre Oleksander Volodymyrovych archimandita della Chiesa Russa Ortodossa, padre Thomas della chiesa ortodossa indiana e vari laici della chiesa ortodossa ucraina, serba e russa.

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