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Riaperte le finestre circolari nella navata centrale della Cattedrale

occhi_cattedraleIl Duomo di Arezzo risplende nuovamente di luce naturale, grazie ad un importante restauro, voluto dalla Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e sostenuto da UBI Banca. Sono state, difatti, riaperte le finestre circolari poste nella parte superiore della navata centrale sul lato nord-est, denominate Occhi od Oculi, al fine di restituire la luce alla navata principale del più importante edificio aretino, così come era stata previsto nel progetto medioevale.

L’intervento sul prezioso manufatto, a 37 metri di altezza a sbalzo nel vuoto - presentato questa mattina, in episcopio, alla presenza dell’arcivescovo Riccardo Fontana, di Silvano Manella, direttore Macroarea Lazio, Toscana ed Umbria di UBI Banca, di Vincenzo Algeri, responsabile dell’Area UBI Comunità e dell’architetto Gianclaudio Papasogli Tacca, progettista del delicato intervento – ha richiesto alcune settimane di lavoro, oltre che varie professionalità per la delicatezza dell’opera e nel rispetto dei decori medioevali.

E’ stato scelto di garantire il più possibile la luce, ma anche il ricambio dell’aria all’interno del Duomo, con l’impiego di delicate tecnologie e di materiali infrangibili, ancorati alla porzione estrema dell’apparato murario dell’edificio.

L’opera, già auspicata dal celebre storico aretino mons. Angelo Tafi, è stata realizzata grazie alla geniale intuizione di UBI Banca che ha colto il valore simbolico di ridare luce ad Arezzo e permette oggi di offrire alla comunità diocesana e a tutti coloro che desiderano conoscere e visitare la Cattedrale - singolare esempio di gotico traverso con forti assonanze nordeuropee, a cui Arezzo fu molto vicina più di ogni altra città toscana, avviata nel 1277 dal vescovo Guglielmino degli Ubertini “a onore di Dio, della Beata Vergine e del patrono san Donato” – una nuova suggestione all’interno dello stesso edificio.

Il restauro, come detto, ha interessato la riapertura delle finestre circolari poste nella parte superiore della navata centrale del Duomo: tali aperture erano state chiuse temporaneamente, prima della Seconda Guerra mondiale in quanto le infiltrazioni d’acqua mettevano a rischio le parti affrescate sottostanti.
La loro chiusura, tuttavia, comportò un notevole limite alla percezione della luce necessaria per illuminare gli affreschi della volta che decora la navata centrale, raffiguranti scene dell’Antico Testamento e realizzati da Guillaume de Marcillat, maestro di Giorgio Vasari e a cui dobbiamo anche le splendide vetrate policrome, e, quasi un secolo e mezzo più tardi, da Salvi Castellucci.

L’esecuzione pittorica, in particolare nel periodo romanico e gotico, teneva molto in conto la luce naturale che, proveniente dall’esterno, filtrava attraverso le aperture le cui dimensioni erano – in qualche modo – studiate a tale scopo, poiché era lo stesso pittore che determinava il contrasto di luci ed ombre proprio in considerazione della esistente fonte di luce rappresentando, quindi, negli affreschi la luce che veniva dagli occhi.
Il contrasto tra ombra, penombra e superficie illuminata – come è evidente – diminuisce rapidamente con l’aumentare dell’altezza e la presenza degli occhi nella parte alta delle navate era prevista proprio con lo scopo di consentire sia la realizzazione che la lettura degli elementi pittorici.

Allo scopo, quindi di restituire la luce originaria alla navata ed agli affreschi della volta, che in particolare nelle ore mattutine subiscono una quasi totale mancanza della luminosità portata dalla luce naturale, la Diocesi ha inteso procedere con la realizzazione di questo progetto, provvedendo al ripristino delle finestre Occhi del Duomo che, negli anni Trenta dello scorso secolo furono oggetto di una tamponatura provvisoria dovuta a problemi manutentivi e di sicurezza.
Si è proceduto, quindi alla stamponatura di tali aperture e successiva posa di serramenti con parti apribili elettricamente ve vetri di sicurezza.

Il restauro viene presentato alla vigilia della maggiore festa della città, in onore della Madonna del Conforto, quando - nei dieci giorni previsti dalla tradizione - salgono al Duomo oltre cinquantamila persone. Quest’anno, inoltre, alla presenza di tutti i vescovi della Toscana, presiederà i festeggiamenti il cardinal Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Il vescovo Riccardo ha espresso parole di grande apprezzamento sia per il risultato del restauro che per l’appoggio dell’istituto di credito, appena arrivato ad Arezzo.
“Sono davvero felice, oggi, assieme a tutta la nostra comunità di ringraziare UBI Banca che ha permesso quest’opera – ha detto il presule. La nostra Cattedrale, luogo di incontro e di preghiera ha trovato, con questo intervento, una luce nuova, in senso letterale e voglio prendere questa immagine anche ad auspicio del prossimo sinodo che stiamo per aprire”.

Sulla scia dei grandi interventi a sostegno del patrimonio storico-artistico della città di Arezzo, destinati a durare nel tempo, UBI Banca – tramite la Macroarea Lazio, Toscana e Umbria e la divisione UBI Comunità – ha contribuito a tale progetto con un impegno significativo, affiancandosi alla Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, nell’intento di essere vicina ai fedeli e ai cittadini sostenendo la valorizzazione del territorio sia dal punto di vista artistico-culturale che nelle sue auspicate ricadute socio-economiche.

“La vicinanza al territorio e il sostegno alla cultura e al sociale sono valori cardine di UBI Banca”, spiega Silvano Manella, Responsabile della Macro Area Territoriale Lazio, Toscana e Umbria di UBI Banca. “Arezzo trova nella nostra Banca un’opportunità per tutti coloro che si stanno impegnando nel perseguire i propri progetti. Abbiamo apprezzato particolarmente la volontà di ridare luce alla cattedrale attraverso la riapertura degli Occhi del Duomo, un intervento che rientra nell’interesse complessivo che la Banca ha nel presidiare adeguatamente il centro storico di Arezzo, dove è in corso di valorizzazione la Fondazione Ivan Bruschi, nell’anno del 50° anniversario della Fiera Antiquaria, e dove è stata rafforzata la presenza in Corso Italia di uffici e strutture a servizio dell’intera operatività del Gruppo UBI Banca. Ricordo, anche, il piano di attività dedicate al tessuto-economico sociale che, con la nostra Divisione UBI Comunità, abbiamo sviluppato ad Arezzo anche in ambito di accrescimento della cultura finanziaria e di spirito all’imprenditorialità di tutti i giovani studenti”.

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