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Corpus Domini: omelia dell’Arcivescovo

  1. Omelia-pentecosteGesù si è fatto vicino ad ogni uomo e ad ogni donna: ha condiviso la gioia degli sposi a Cana di Galilea e l’angoscia della vedova di Nain; è entrato nella casa di Giairo toccata dalla morte e nella casa di Betania profumata di Nardo; si è caricato delle malattie e delle sofferenze, fino a dare la sua vita in riscatto di tutti.

            Papa Francesco a Loppiano il 10 maggio scorso ha detto “non si può essere cristiani senza essere prossimi, senza avere un atteggiamento di prossimità alla gente…è quello che ha fatto Dio inviando…il Figlio a farsi più vicino, uno di noi, a farsi prossimo”.

           Correva l’anno 1264, anni terribili quelli, perfino il Papa fu costretto a lasciare Roma e a rifugiarsi altrove come un rifugiato. Proprio allora Papa Urbano IV, scrisse una lettera a tutti i cristiani del mondo, la Bolla "Transiturus de hoc mundo" e chiese che in questo giorno del Corpus Domini il Sacramento fosse portato per le vie e le piazze delle città dell'uomo. Chiese cioè a tutti gli amici di Gesù di proseguire, nel sacramento, l’opera avviata dal Signore nella sua vita pubblica in Palestina. È quello che i teologi, fin da subito, chiamarono “incarnazione di Cristo”. Non c’è missione senza prossimità, se non vai in mezzo alla gente. Occorre ritrovare il modo per avvicinarci agli altri: abbiamo perduto il linguaggio, per farci comprensibili. Mi piace condividere con voi tre conseguenze di questa esperienza di fede:

a. Dio si fa vicino anche agli uomini e alle donne di questa generazione, attraverso di noi che siamo la sua Chiesa: noi siamo “i chiamati”, tocca dunque a noi praticare questa prossimità.

b. Il sacramento è segno efficace e visibile della realtà invisibile: anche noi stasera, con questo gesto di popolo, affermiamo la "presenza reale" di Gesù con noi, che siamo la sua Chiesa. La testa assieme al corpo, inseparabile. "Venite adoremus!" Si ripete il giorno del Corpus Domini: vuol dire che rinnoviamo l’impegno ad essere “efficaci e visibili”.

c. La vita spirituale luogo della adorazione quotidiana. La vera processione, è il percorso interiore che ci cambia, ci fa progredire nella somiglianza a Gesù. È l’effetto della lettura della Parola di Dio e l’opera della Grazia. Santi vuol dire essere diversi in un contesto contemporaneodissipazione e di dispersione. Siamo qui per riappropriarci della nostra identità di amici di Gesù. Vi è per tutti una "vocazione" ad aver parte in questa opera di prossimità che è il sacramento dell’altare.

2.La Chiesa, annunzia "nelle vie e nelle piazze", della 'polis' la presenza del Signore e lo fa presente con la propria presenza di popolo di Dio. I cristiani sono presenti nella città dell’uomo, nella vita politica, con le virtù teologali, cioè con i doni ricevuti da Dio.

a.I fedeli di Cristo sono chiamati ad essere presenti con la propria fede: Ci è chiesto di essere testimoni del 'soprannaturale'. La fede informa la visione dell'uomo e ci fa artefici di un modello sociale 'mirabile' perché radicato nella certezza del "Signore-vicino". È il tema dell'Apocalisse di Giovanni ma anche noi crediamo nella Divina Provvidenza.

b.I cristiani sono presenti con la propria speranza: sulla parola di Dio siamo in attesa del compimento delle aspettative umane, che certamente è possibile. Per questo siamo “in cammino”. Questo è il senso della grande processione che stasera tra poco faremo.

La certezza di noi cristiani che il Signore è in mezzo a noi, ci fa diventare lievito, perché immersi nella società dell’uomo la facciamo crescere e progredire. Così la presenza del Signore in mezzo a noi è la forza, il "dinamismo" della società. Siamo annunciatori della conversione e della riconciliazione. Tutto fuorchè rassegnazione pigra.

c.Siamo attivi se pratichiamo la carità: "date loro voi stessi da mangiare" alla moltiplicazione dei pani e dei pesci è l'avvio della Chiesa. La scelta cristiana è concepire la vita come servizio e come solidarietà. Dalla nostra carità saremo riconosciuti. La carità è l'identità naturale della Chiesa.

3. L’antica Bolla di Papa Urbano IV ci avverte che il coinvolgimento della gente che incontreremo nella città sarà rispettoso verso il sacramento che portiamo per le vie e le piazze nella misura che i poveri potranno riconoscere che la motivazione del bene che cerchiamo di fare è nell’ostia santa.

a.Passo dopo passo, è già un segno: Vuol dire che noi crediamo che si può fare sempre di meglio. Una Chiesa che è in Sinodo –cammino da fare insieme- per dare concretezza al proposito di migliorare la nostra presenza in questo mondo aretino, alla maniera di Gesù. Vogliamo ritrovare il modo di comunicare il tesoro che ci è stato affidato.

b.Al di là del modo un po’ barocco con cui ci muoviamo, -forse non sappiamo fare di meglio che ripetere tradizioni del passato- vogliamo dire alla gente che può contare su di noi. Ci mettiamo la faccia.

c.In una recentissima pubblicazione Papa Francesco ci offre la sua esperienza di gesuita: quando tutto va storto, noi cristiani moltiplichiamo la preghiera, nella certezza che Dio non abbandona.

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