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Santa Margherita da Cortona: omelia dell'Arcivescovo

on 13 Marzo 2019.

santa-margherita1. Dentro il duplice percorso di Margherita: da pensare a se stessa a convertirsi alla carità
Carissimi Frati, cari cortonesi, cari pellegrini qui giunti sull'onda di una memoria a noi tutti dolcissima: Margherita. Credo che in questo giorno in cui fu portata dagli angeli in cielo, sia giusto fare riflessione tra noi.


Proviamo a ragionare come l'esperienza e il messaggio di Margherita siano un momento fortemente umanizzante. Se fai il cristiano, la cristiana, diventi più uomo, più donna. Sono due percorsi che si intersecano nell'esperienza di Margherita. Una storia che si colloca nella seconda generazione francescana. Margherita era nata nel 1247 e per cinquant'anni è stata in mezzo a noi. Francesco, come ricordate, era morto nel 1226: queste storie si intersecano in una maniera bellissima.
Dunque, la piccola Margherita da Laviano — un paesello piccolo piccolo accanto a Pozzuolo Umbro, a la Pieve, uno delle curazie della Pieve dei Santi e Paolo — battezzata, come tutti, in un'epoca cristiana, resta orfana di madre da ragazzina e si trova forzata a un'esperienza di inclusione, di chiusura in se stessa: rifiutata dalla matrigna, con un padre poco capace. Questa giovane ragazza, che ci fa pensare a tanti bambini di oggi, a 16 anni scappa di casa. La vicenda umana di Margherita la conosciamo certamente: va a vivere con questo personaggetto, Arsenio, che probabilmente era Raniero del Pecora dei signori di Laviano. Giovanissima, ci fa un figliolo. Acquisisce per la sua bellezza rispetto, considerazione, poi siccome è la donna del potente, tutti la rispettano. La vicenda della morte di Arsenio nel 1273 è una svolta fondamentale. Mi viene in mente il salmo "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo. […] Benedetto l'uomo che confida nel Signore " . Ancora una volta, ancora più sola, ancora più povera. Tutti sappiamo a Cortona come il cane da caccia di Arsenio la porti a trovare il cadavere del suo uomo, ammazzato forse in quell'epoca terribile in cui c'erano scontri continui tra guelfi e ghibellini. Comunque la cacciano di casa, perché non aveva nessuno che la difendeva, prova ritornare da suo padre, che la misconosce e con il suo bimbetto comincia un percorso da "rifugiata". La Val di Chiana era tutta una grande palude, quindi anche lei con una barcuccia da niente fa la "rifugiata" a Cortona, un altro stato, un'altra storia. E lì comincia un percorso fondamentale nel suo incontro con frate Giovanni da Castiglioni e frate Giunta Bevegnati, che sono i frati di Cortona, coraggiosi, che si prendono cura di questa rifugiata con il figliolo al seguito.

2. Il percorso spirituale e la via della carità
La vita spirituale che viene, con pazienza, riattivata; ecco cosa ci insegna Margherita, che è possibile poco per volta: passare da pensare solo a sé a diventare un eroe della carità. E questo passaggio è contemporaneo alla meditazione — il segno francescano — di Gesù crocifisso, che per amore è andato in Croce, e si fa carico, Margherita, del piccolo mondo cortonese, con la guida, la costante crescita della sua vita interiore. Fa chiedere a me stesso: "Tu a che punto stai della vita secondo lo Spirito". Ma Margherita lo chiede anche a te, non basta venire qui, se fare un cammino per chiedere a noi stessi a che punto stiamo: dalla religione alla fede, dal pensare solo a sé a farsi modello di carità. Certo, è bello riscoprire oggi il ruolo di questi frati, che sono i frati di Santo Francesco e che hanno ancora questo ruolo di guida spirituale di riferimento secondo lo Spirito, di Ministri di vita interiore. È bellissimo, cari cortonesi i nostri frati sono ancora capaci, come frate Giovanni e Frate Giunta: loro sono il dono di Dio che ci è dato, solo se lo raccogliete. Non servono per fare le parate. Servono per fare da guida secondo lo Spirito. E allora se la vita spirituale cresce, il percorso personale va secondo quel ritmo dei primi due versetti di Romani 12, che il liturgista ha messo come Seconda Lettura di oggi. "Offrire i vostri corpi — cioè tutto te stesso — come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale " — non è fatto di gesti, non è fatto di devozioni fratelli e sorelle miei, è fatto di un cammino interiore.
Il secondo versetto di questo mirabile capitolo di Romani dice: "Non conformatevi alla mentalità di questo secolo " , pensate a quanto è attuale questo discorso. Roviniamo i nostri ragazzi, perché li facciamo crescere conformi, guai se non fa tutto quello che fanno gli guai se non ha il telefonino, tu babbo e tu mamma vi sentite umiliati se il vostro figlio non va a fare l'esperienza in giro per il mondo a buttare soldi per nulla. La mentalità di questo secolo, ma ecco la chiave di volta: "Lasciatevi trasformare, rinnovando il vostro modo dispensare " , per diventare capaci di capire che si aspetta Domine Dio da te: ciò che è buono, gradito, perfetto. C'è una via di perfezione che Margherita stamattina ci racconta, li, ancora bellissima malgrado i secoli che l'hanno resa ancora fragile, pelle e ossa, lei che capisce che la bellezza del corpo passa, quella dell'anima dura 1 secoli. Lei, rifugiata, arrivata con una barchetta, diventa una risorsa grandissima per tutta Cortona. Spendersi totalmente per gli altri. Lei che era stata — attenti è un verbo fondamentale — "accolta" da Marinaria e Raniera dei Moscari, non da tutta Cortona, ma da tutta questa gente che le dà un minimo di accoglienza.


3. Da discepola a maestra
Diventa capace di assistere le partorienti, quelle povere perché quelle ricche avevano le serve che ci pensavano, i malati, le persone in difficoltà, raffinandosi sempre più e divenendo da discepola del Crocifisso, maestra di vita per tutti noi. La sua storia è segnata da quest'opera cortonese, per cui giustamente diciamo Santa Margherita da Cortona. Diviene veramente cortonese nello spendersi per i cortonesi. Diede vita a una congregazione di terziarie, ecco perché la raffiguriamo sempre con il velo bianco e non con il velo nero delle monache del Secondo Ordine. Si chiamarono "le poverelle", nel 1278 fonda uno spedale. Sempre la Lettera ai Romani, capitolo 12, versetto 14, dice di essere "accogliente", pensate come siamo lontani da tutto questo, dalla Parola di Dio. "Essere accoglienti" e lei, che fu rifugiata, diventa accogliente, convince i cortonesi ad accogliere.
Inizialmente presso la Chiesa di San Basilio, poi si accorge della povertà spirituale di tanta gente e si accorge che c'è da fidarsi delle donne e convince un sacco di donne — ecco perché il Terzo Ordine è fondamentale nell'esperienza francescana — a fare la Confraternita di Santa Maria della Misericordia per le "dame" che intendevano assistere i poveri e i malati, cioè coinvolge. Non date per scontato che la gente sia disinteressata, questa è l'eresia. Papa Francesco ce lo ripete continuamente: l'eresia di questo tempo è che alla gente non importa nulla degli altri, è distratta, superficiale, disattenta.
La grande mistica è anche capace di azione, ha anche il coraggio di andare controvento in un'epoca di grandi tensioni, le stesse che le avevano fatto uccidere Arsenio. Pensate alla carità di questa donna che abbiamo alle spalle: si rimette in mezzo per mediare i tra i guelfi di Perugia — chi è di Cortona conosce la Rocca di Pierle, la paura che veniva da quelli di là — e i ghibellini, e riesce a far pace. Perfino quando il mio predecessore Guglielmino degli Ubertini mette guerra Cortona e crea una situazione intollerabile e con i frati, che intervengono senza giudicare nessuno ma indicando Gesù Crocifisso: Lui è la Salvezza, non le opere umane.
Credo che dobbiamo convertire il nostro cuore e chiedere a Margherita che ci ottenga la Grazia dello Spirito Santo, perché nessuno, salito in questo Santuario torni a casa sua come ci è arrivato: che ci sia l'opera dello Spirito a toccare il cuore.

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