Stampa
PDF

Messa del Crisma. Omelia dell’Arcivescovo

on 17 Aprile 2019.

Messa-del-Crisma-2019-lomelia-dellarcivescovo-Riccardo-FontanaFratelli e sorelle nel Signore

Dio ci dia pace in questo giorno benedetto,

in cui la Chiesa si rende più consapevole delle meraviglie in noi compiute

con il dono dello Spirito Santo.

 

  1. Il dono dello Spirito per fare avanzare il Regno di Dio

 

Nel Battesimo tutti abbiamo ricevuto il dono dello Spirito. Siamo stati “unti” come il Cristo, l’Unto per eccellenza, e così diventammo cristiani, nel segno del Sacro Crisma versato sul nostro capo. L’Unzione è per la missione.

     Ci rendiamo conto della nostra pochezza, perché ci è chiesto di incarnare, qui e ora, quanto Gesù ha detto e fatto nella sua vita terrena. Qual è la nostra missione? Fare come Gesù: “Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui”[1].

     L’Evangelo di Luca annota ciò che avvenne sul Giordano, all’avvio della Missione pubblica del Cristo, l’Unto, il Messia, mandato per la salvezza di tutti: “scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto»”[2].

     L’obiettivo di questa riflessione comunitaria è fare memoria della nostra vocazione: qual è la missione a cui ciascuno di noi è stato chiamato; quanta consapevolezza abbiamo del dono della Spirito Santo che ci è partecipato: “Ora voi avete l'unzione ricevuta dal Santo e tutti avete la scienza”[3]. Siamo confusi per l’inadeguatezza della nostra vita. Preghiamo insieme perché la forza del Risorto effonda ancora su di noi rinnovato coraggio. Ci è chiesta la santità da ministri ordinati, da diaconi per il servizio, da persone a cui è stato chiesto un ministero, sposi cristiani, insegnanti, animatori della realtà sociale dove si vive; catechisti, operatori della carità, provvido aiuto per gli anziani e i malati: siamo tutti costruttori del Regno, con la grazia dello Spirito Santo.

     Riusciremo noi in questa straordinaria celebrazione di Chiesa a percepire che Gesù ci fa partecipi della sua missione? Per farlo ci chiede solo di essere uniti a Lui. San Cipriano, il Vescovo Martire di Cartagine, torna ad insegnare quest’oggi: “Christianus alter Christus”[4]. Lo dice di tutti i cristiani; lo afferma anche del Sacerdote. Commentando questa affermazione che dà voce all’antica Chiesa d’Africa, San Giovanni Paolo II insegnava che “Per essere di vero aiuto ai giovani, come a tutti i laici che si impegnano nella Missione, e per vivere in pienezza il nostro stesso sacerdozio, è essenziale mettere sempre al centro di ogni nostro impegno Gesù Cristo”[5]. È vera la locuzione “sacerdos alter Christus”, purchè la nostra vocazione si esprima nella ricerca quotidiana della alterità rispetto al mondo, da partecipare al popolo che ci è affidato; se ci riesce di gioire per i candidati al sacerdozio che lo eserciteranno dopo di noi e per i giovani preti che ci arrivano in Terra d’Arezzo da ogni dove.

2.Il nuovo popolo di Dio agisce non più in figura, ma nella realtà

     In questo tempo in cui l’Occidente è messo alla prova dal secolarismo, chiediamoci insieme se in mezzo alla nostra gente la Chiesa, che è il Sacramento primordiale, riesce a far comprendere a tutti che Dio non ha smesso di volerci bene e che manifesta il suo amore attraverso di noi. Nella tradizione antica ci ammonisce: l’evento pasquale si esprime nella mistagogia.

     Il dono dello Spirito, attraverso il segno dei santi oli, fa di noi degli “inviati”, come Gesù al Giordano. Il Sacro Crisma, nel Battesimo e nella Cresima, esprime la Grazia di diventare conformi al Cristo.

     Nel sacerdozio del Vescovo e del Presbitero è Gesù che, attraverso il Sacramento dell’Ordine, manifesta l’impegno che ci dà per edificare la comunità cristiana. “Agere in persona Christi” si manifesta non solo nella presidenza dell’Eucaristia, ma anche nella quotidianità del nostro servizio. Occorre ricordare che il Sacro Crisma che voi parroci porterete da questa Cattedrale come dono alle vostre comunità è destinato a quanti battezzerete nell’anno che oggi si avvia. È nostro compito chiamare a far parte della Chiesa non solo gli infanti, ma quanti hanno perduto la strada, oppure non hanno mai saputo in modo credibile chi sia Gesù. Tocca a noi farci umilmente maestri del Vangelo, con l’esempio e la parola, il metodo e l’ascesi. Allora saremo veri padri del popolo.

     L’olio dei catecumeni esprime la funzione dei genitori e di tutte le guide spirituali a insegnare, a chi vuol fare il cristiano, come sfuggire alla presa del nemico e alle sue tentazioni. È simbolicamente l’olio degli antichi lottatori romani nel circo, per eludere la presa dell’avversario.

     Miei cari presbiteri l’olio degli infermi, che benediremo al termine della prece eucaristica, è segno della consolazione di Dio, che non abbandona le persone nella malattia, ma chiede a tutti i cristiani di farci carico di lenire il dolore altrui. A noi sacerdoti è chiesto oggi di ripromettere un particolare impegno per aiutare chi è nella prova. Dobbiamo reagire alla provocazione del tempo presente e trovare tempo per i malati, che vanno intanto consolati e poi aiutati con il sacramento dell’unzione.

     Una Chiesa tutta ministeriale si manifesta oggi nella Cattedrale. Siamo qui perché a ciascuno è chiesto di “fare il suo”: così si provvederà al bene comune.      Come abbiamo detto nel nostro sinodo:”Se nella comunità non è al centro lo spirito di servizio reciproco, occorre sapere che non si sta camminando sulle tracce di Gesù. Egli afferma, chiaramente, in riferimento al modo di esercitare il potere tra i grandi delle nazioni: «tra di voi non è così». Gesù stesso si è mostrato come modello di servizio lavando i piedi ai suoi discepoli.”[6]. Questo imprescindibile punto di partenza dal Cenacolo di Gerusalemme si concretizza nella molteplicità di ministeri che ci impegniamo a far fiorire nelle varie comunità della nostra Chiesa diocesana. Insieme, rappresentiamo il nuovo popolo di Dio disposto ad essere strumento del Signore, per far giungere la dolcezza del Vangelo come una carezza d’amore verso chiunque sia in difficoltà. Lodiamo insieme il Signore per la fiducia che ripone in noi, nel nostro essere, ancor prima che nel nostro fare.

3.Il sacerdozio ministeriale valorizza il sacerdozio comune dei fedeli

     Nella Messa del Crisma, la divina Liturgia riserva un’attenzione particolare al Sacerdozio ministeriale. Il presbiterio intero, assieme al Vescovo, rinnova le promesse di servizio fatte al momento dell’Ordinazione. Il nostro ministero ordinato rappresenta un tesoro imprescindibile per la vita di questa Chiesa, che abbiamo convocato stasera perché, destinataria del nostro servizio, ne accolga il dono.         “Sacerdos propter populum”[7]. Se non siamo vicini alla gente, davvero parte del popolo di Dio, perde senso il sacerdozio che abbiamo ricevuto. Insegnava Papa Benedetto:“Il presbitero è radicalmente al servizio degli uomini: è ministro della loro salvezza, della loro felicità, della loro autentica liberazione… nella preghiera, nello stare ‘cuore a cuore con lui.”[8].

     Tutto nella Chiesa avviene nell’accoglienza della parola di Dio, che va ascoltata, interiorizzata, finché diventi preghiera e generi propositi santi. Dio ci ha promesso che, accanto alla nostra povera opera umana non mancherà mai la sua testimonianza nel cuore delle persone, perché diventino sensibili alla Grazia.

     In questo tempo in cui tornano diffusi moralismi e giudizi sul fare, sulle fragilità anche di noi preti, conforta ricordare l’insegnamento di Sant’Agostino: “Accedit Verbum ad elementum et fit sacramentum”. La capacità della Chiesa di essere sagno visibile dell’opera di Dio a vantaggio dell’uomo dipende dallo Spirito che ci è donato, ma anche dal nostro personale, quotidiano ricorso alla Parola di Dio. Dicevano i Padri: “Contemplata aliis tradere”[9]. Diventiamo inefficaci predicatori se manca la capacità di far risuonare la Parola nella nostra interiorità. Il Vescovo di Ippona commentando il Vangelo di Giovanni seguita a dirci che “Se si unisce la parola all'elementonasce il sacramento[10].  

      L’elemento da trasformare è la condizione del vivere, la materialità dei momenti forti della nostra esistenza, nei quali si inserisce la divina Provvidenza specialmente con i Sacramenti. Nell’economia sacramentaria della Chiesa, con umiltà, occorre recuperare il senso soprannaturale della liturgia: non vale il fare, se non è espressione della soprannaturalità della Chiesa. Noi siamo solo strumenti dell’opera che Gesù Cristo seguita a fare, a mezzo nostro, nella sua Chiesa. Insegnava Papa Benedetto: “Il presbitero non può considerarsi ‘padrone’ della Parola, ma servo…Egli non è la Parola, ma come proclamava Giovanni il Battista…è ‘voce della Parola’[11].           

     Tocca ai presbiteri, ai parroci di ciascuna comunità, responsabilizzare tutte le persone che sono loro affidate, delegando il più possibile, coinvolgendo quanti sono disponibili. La funzione di presidenza del sacerdozio ministeriale si esplica anche nella guida della comunità cristiana nel cammino verso il Signore.

     Il parroco guida una porzione del gregge di Dio non per ruolo e autorità, ma per l’intensità e la qualità del suo servizio comunitario.

     Se noi sacerdoti in terra di Arezzo, non ci impegniamo a promuovere i ministeri in ogni comunità, non avremo fatto quello che Dio ci ha affidato, facendoci partecipi del suo sacerdozio. Tocca a noi far vivere la dimensione soprannaturale dell’impegno ecclesiale.

     I vari servizi all’interno della comunità non possono essere compresi a partire dai bisogni, ma come vocazione a costruire il volto poliedrico e misterico della Chiesa. Una comunità viva e sana deve necessariamente esprimere una pluralità di ministeri, che corrispondono ai molteplici doni con i quali Dio non cessa di arricchire e rendere bella questa sua Chiesa aretina, cortonese, biturgense. È questo il nesso di relazione tra il sacerdozio ministeriale e quello battesimale.

     Unità nella diversità; ogni cristiano è chiamato al servizio in virtù del battesimo: nella Chiesa non ci sono spettatori, tutti siamo impegnati. La Scrittura ci insegna come dare consistenza ai progetti che abbiamo fissato nel nostro Sinodo: “Frater qui adiuvatur a fratre quasi civitas firma” insegna il libro dei Proverbi[12].

     L’applicazione del Sinodo diocesano va fatta insieme. Darà frutto se ci metteremo all’opera con spirito di fede; se a partire da questa Pasqua saremo disposti ad ascoltare la voce dell’Angelo della Resurrezione che anche a noi torna a dire “non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. non è qui...È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”[13].

     A nessuno di noi è consentito avere paura del nuovo. È lo Spirito che ha sostenuto questa Chiesa nell’impegno sinodale. Sono le necessità del tempo presente a chiedere un profondo rinnovamento dei metodi pastorali. Il Vangelo è immutabile. Il servizio, per sua natura, deve adattarsi alle necessità del popolo che oggi ci è affidato. Nel prossimo anno pastorale anch’io mi impegno ad una forte vicinanza con voi, per calare insieme il nostro Sinodo nelle varie realtà della nostra diocesi. Anche voi, per favore, fate altrettanto. Mi piace in questa Messa Crismale ripetere quanto Papa Francesco ci insegna: “La Chiesa in uscita è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano” [14]. Rispondendo insieme al Signore vedremo in mezzo a noi le sue meraviglie.

    

 



[1] Atti 10,38

[2] Lc 3,22

[3] I Gv,2,20

[4] Cfr San Giovanni Paolo II, Discorso 13 febbraio 1997 “. San Cipriano ha detto giustamente che il cristiano, ogni cristiano è un “altro Cristo” – Christianus alter Christus –. Ma a maggior ragione possiamo dire, con tutta la nostra grande tradizione, Sacerdos alter Christus. È questo anche il significato più profondo della vocazione al sacerdozio e della gioia per ogni nuovo sacerdote che viene ordinato. 

[5] Giovanni Paolo II, Discorso al clero Romano del 13.2.97, n° 5

[6] Sinodo Aretino, cortonese, biturgense 2019Documento finale, parte III, n°1

[7] S.Th.Aquin. S.Th. III, q.82, a.3  «sacerdos constituitur medius inter Deum et populum. Unde, sicut ad eum pertinet dona populi Deo offerre, ita ad eum pertinet dona sanctificata divinitus populo tradere»

[8] Benedetto XVI, Udienza Generale del 24 giugno 2009

[9] S. Th.Aquin. S.Th. II,IIae,q.188,a 6

[11] Benedetto XVI, Udienza Generale del 24 giugno 2009

[12] Prov. 18,19 (vulgata clementina)

[13] Mt 28,7

[14] Papa Francesco, EG, n°24

I cookie ci aiutano ad erogare servizi di qualità. Utilizzando i nostri servizi, l'utente accetta le nostre modalità d'uso dei cookie. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information