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Editto Don Alcide Lazzeri

Il 29 giugno 1944 moriva a Civitella in Val di Chiana, per mano di soldati nazisti, in odio alla fede, Don Alcide Lazzeri, sacerdote diocesano e parroco. Nato a Chitignano il 17 settembre del 1887, entrò giovanissimo presso i Frati Minori toscani al Convento di La Verna, dove, compiuti i 23 anni e vestito del saio francescano, venne ordinato sacerdote esercitando il ministero fino all’inizio della Grande Guerra dove fu cappellano accanto ai giovani soldati. Segnato dalle atroci esperienze del conflitto, volendo dedicarsi completamente alla cura pastorale del nostro popolo, che aveva bisogno di ritrovare le radici cristiane, chiese di passare al clero secolare, unendo così la vita contemplativa ad una vita più attiva nella pastorale.

Fu nominato dapprima parroco di Modine, quindi passò a Pozzo della Chiana, a Salutio, a Ponticino, fino a giungere, come ultima tappa del suo viaggio terreno, a Civitella in Val di Chiana. Avendo conosciuto tra il 1915 e il 1918 i danni irreparabili della guerra, fu sempre difensore della pace, insegnando la fraternità e il rispetto fra gli uomini. Il senso di odio e di vendetta da parte dei nazisti lo condussero ad una morte spietata all’interno del tristemente noto eccidio di Civitella. Il 18 giugno 1944, tre soldati tedeschi vennero uccisi per mano dei partigiani. Don Alcide si preoccupò di mostrare l’estraneità del suo popolo circa l’accaduto e, da buon pastore, ricompose le salme dei soldati e organizzò per essi una cristiana sepoltura. 

Poiché le comunità cristiane locali non favorivano una presa di posizione violenta contro nessuno, essendo i pastori sempre propensi a predicare la pace, l’odio verso la fede cattolica giunse da ogni parte. Il 29 giugno i nazisti, in una logica aggressiva e violenta, rastrellarono la piccola cittadina, consumando il massacro più brutale davanti alla chiesa parrocchiale, dove si stava celebrando la Messa. Il luogo sacro fu profanato da alcuni soldati urlanti che divisero i fedeli in piccoli gruppi, trascinandoli fuori con violenza. Don Alcide, in testa al primo gruppo, continuò a professare l’innocenza della gente, implorando di prendere lui al loro posto. Ma vedendo che non vi era più speranza, impartì l’assoluzione generale. Egli fu il primo ad essere trucidato, come monito per gli altri, seguito poi dalla gran parte dei presenti, di cui solo pochi riuscirono a scappare. 

La strage, che spezzò la vita a molte persone, non riuscì però a spezzare il ricordo di quel sacerdote, morto con i fedeli a lui affidati, che per loro si era immolato e che per odio alle virtù della fede, della speranza e della carità venne barbaramente ucciso.

La sua fama di martirio è viva ancora oggi in questa Diocesi, ha spinto il sottoscritto ad iniziare una causa di beatificazione (seu declarationis martyrii) e canonizzazione, che possa dare alla Chiesa questo esempio di testimonianza evangelica. L’istanza formale per l’introduzione del relativo processo, mi è stata presentata dal Postulatore, l’Avv. Emanuele Spedicato.

Nel portarne a conoscenza la Comunità ecclesiale, invito tutti e singoli i fedeli a comunicarmi direttamente o a far pervenire alla Curia diocesana (Piazza del Duomo, 1 - 52100 Arezzo) tutte quelle notizie, dalle quali si possano in qualche modo arguire elementi favorevoli o contrari alla vita, al martirio e alla fama di martirio e di segni del detto Servo di Dio.

Dovendosi, inoltre, raccogliere, a norma delle disposizioni legali, le prove documentali del caso, ordino, col presente atto, a quanti ne fossero in possesso, di rimettere con debita sollecitudine qualsiasi scritto che abbia come autore il Servo di Dio o sia a lui in qualche modo collegato.

Stabilisco, infine, che il presente EDITTO rimanga affisso per la durata di due mesi alle porte della Cattedrale, della Parrocchia in Civitella di Val di Chiana, che sia pubblicato sul sito diocesano e letto in tutte le Parrocchie.

Dato in Arezzo, dalla mia Sede presso S. Donato nella Pasqua di Resurrezione 2019.

+ Riccardo Fontana, Arcivescovo
Sac. Dott. Luigi Buracchi, Cancelliere della Curia diocesana
 

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