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Corpus Domini 2019: omelia dell'Arcivescovo

omelia-arcivescovoCari Sacerdoti,
cari fratelli e sorelle,
il Signore ci dia pace in questo giorno santo!

La Chiesa diocesana si è raccolta per celebrare questo giorno, che Papa Urbano IV, nel 1264, volle per riproporre a tutti le motivazioni, che esprimono la fede cattolica circa l’Eucarestia.

1.La Presenza Reale. Il primato della Messa

La prima comunità cristiana si rese conto che la vicenda terrena di Gesù non era conclusa. Al momento dell’Ascensione, il Signore aveva affidato a noi cristiani il compito di proseguire la sua Presenza nel mondo, con il Vangelo e la continuazione dell’Ultima Cena. La Chiesa, da allora, in ogni rito e tradizione cristiana si riunisce la Domenica, giorno della Resurrezione.

Ascolta le Lettere degli Apostoli, riceve il dono rinnovato del Vangelo, lo attualizza attraverso il Ministero Ordinato, prega per le necessità del mondo, della Chiesa e della comunità locale. Ripete, con assoluta puntualità, ciò che Gesù fece nel Cenacolo di Gerusalemme. Dopo la preghiera pasquale, prendendo il pane e il vino, invoca lo Spirito Santo, perché i frutti della Terra e del lavoro dell’uomo diventino il Sacramento del Corpo e il Sangue di Gesù. Dopo aver attualizzato quanto avvenne nel Cenacolo, noi cristiani preghiamo il Padre Nostro come Gesù ci ha insegnato, poi tutti ci cibiamo del Pane Eucaristico, che è l’unica Comunione sacramentale[1].

La Chiesa antica, per secoli, non ha consentito la Comunione a quanti, pur presenti alla Celebrazione, fossero colpevoli dei tre peccati ad mortem, cioè l’uccisione della fede nell’apostasia, l’uccisione della vita nell’omicidio, l’uccisione della famiglia nell’adulterio. Quanti ancora oggi fossero coinvolti in queste tre storie di peccato sono invitati a convertirsi e riconciliarsi, prima di accostarsi alla Comunione. Tutti gli altri sono chiamati alla Mensa Eucaristica, perché è farmacum immortalitatis e cibo che sostiene ogni anima cristiana nel cammino della settimana. Tommaso d’Aquino insegna che la Comunione non è il premio dei buoni, ma il Sacramento che fa diventare buoni. “La Comunione non è un premio per chi è virtuoso… È invece il pane del pellegrino che Dio ci porge in questo mondo, che ci porge dentro la nostra debolezza”[2].

2.Gesù presiede questa Santa Assemblea

La Chiesa insegna che vi sono vari modi della Presenza del Signore nell’Assemblea[3]: il popolo di Dio adunato, la Parola del Signore, l’Opera del Sacerdote, che agisce in Persona Christi capitis. Ma sopra ogni altra, la Chiesa ha sempre ritenuto e chiamato “Presenza Reale” la Presenza di Gesù nelle specie eucaristiche, che sono una presenza ad modum sacramenti. Ma per distinguerla da ogni altro modo di presenza spirituale, virtuale, rispetto ad ogni altro segno, sempre la chiamò Presenza Reale.

Tre conseguenze ne conseguono: la Messa è l’atto di culto più alto della Chiesa Cattolica, “azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado”[4]. Nessun altro momento di preghiera le è paragonabile per qualità e per intensità; è un unicum, che fa vivere ai battezzati la vicinanza del Signore e la sua Grazia.

La Tradizione latina ha voluto che l’Eucarestia fosse circondata dalla pietà dei fedeli, adorata da tutti i credenti, cibo dell’anima e accesso privilegiato a Dio. Nel rito romano, l’Eucarestia si conserva in ogni chiesa parrocchiale. Le sacre specie, che rimangono dalla Messa, hanno tre destinazioni: il viatico ai moribondi, la Comunione ai malati, l’Adorazione privata e pubblica, che è essenzialmente riconoscere Gesù presente in mezzo a noi e pertanto ringraziarlo per i continui doni che ci fa, chiedergli aiuto nelle necessità, gioire della sua vicinanza (“nobiscum Deus”[5]). La Adorazione è un moto dell’anima alla preghiera, è inscindibile dalla liturgia. Occorre imparare a fare l’Adorazione. La Tradizione orante della Chiesa la connette con l’orazione mentale. Si impara facendola, purché con umiltà. È diversa dalla contemplazione, che è riuscire a stare alla Presenza del Signore, anche senza parole.

Quanti noi riconosciamo la Presenza Reale sappiamo che non confractum, non divisum in ogni parte, piccola o grande, il Signore è presente nelle specie eucaristiche. Da sempre, la Chiesa circonda di particolare attenzione e rispetto le sacri specie, perché nessuna parte ne vada perduta. La nostra Tradizione vuole che quanto rimane dalla Celebrazione della Messa sia conservato con ogni venerazione. I Medievali chiamarono tabernaculum il luogo dove tenere l’Ostia Santa. Nella battaglia quotidiana, per essere coerenti e giusti, il tabernaculum, che nel linguaggio militare romano fu la tenda del capo, è il luogo di incontro con il Signore come in Israele antico la tenda del convegno. Dobbiamo riprendere l’uso della visita quotidiana al Santissimo Sacramento.

 

3.Fate questo in memoria di me

Certamente l’Ultima Cena manifesta il progetto di Cristo di donarsi alla Chiesa: “Prendete e mangiate… Prendete e bevete…”[6].

La misura del dono non è soltanto una scelta radicale di Dio a favore degli uomini e delle donne della Terra, ma una indicazione precisa di quanto viene proposto ai cristiani per incarnare il Vangelo. Come Maria, con un atto perfetto di fede, acconsentì ad essere la Madre di Dio, così, per la stessa fede, la Chiesa incarna la Parola[7], generando cristiani, così insegnano i Padri. La narrazione dell’Ultima Cena nell’Evangelo di Giovanni completa questa prospettiva con la lavanda dei piedi e con l’esplicito comando del Signore di fare altrettanto: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”[8]. 

Vi è un nesso inscindibile tra fare l’Eucarestia e fare la carità. Questo comporta che la carità non sia un momento virtuoso che anime buone e generose fanno, ma scaturisce dall’essenza stessa dell’essere Chiesa: preoccuparsi degli altri, chinarsi sugli altri per aiutare. Quando Don Milani, nella scuola di Barbiana, aveva fatto scrivere come sintesi dell’impegno cristiano I care, si diceva la visione universale del nesso tra Eucarestia e carità. Papa Francesco ci ha insegnato che la cultura dell’indifferenza è l’opposto dell’amore di Dio[9].

Sono presenti in Cattedrale, con i presbiteri, i rappresentanti di molte comunità di questa Chiesa diocesana: è dunque il momento giusto, nel cuore della Messa, di interrogarci personalmente e comunitariamente qual è il nostro rapporto in terra d’Arezzo tra l’Eucarestia e la carità. Certamente, non bastano i buoni sentimenti di fronte al Santissimo Sacramento, seppure sono necessari. Andando ad applicare il Sinodo diocesano, ci è chiesto di fare una riflessione profonda su quali sono i mali e le sofferenze nel nostro territorio e di vedere come la Chiesa sta rispondendo.

4.Missione e conferma

La processione del Corpus Domini, dice ancora Papa Urbano IV, è, ad un tempo, l’annunzio che i cristiani fanno della presenza di Dio nella Chiesa che cammina nel tempo, uscendo dai recinti sacri e andando per le vie della città. Ma è anche la verifica delicatissima della ricezione del popolo di quanto l’Eucarestia significa per noi. L’antico Papa di Bolzena e Orvieto, istituendo la Festa del Corpus Domini, diceva che il Santissimo Sacramento riceverà pubblica adorazione da quanti incontreremo, nella misura che la nostra carità vissuta quotidianamente avrà interpellato gli altri su quale sia la ragione profonda della nostra carità.

La processione del Corpus Domini, dunque, è un annunzio e un rischio. Un annunzio necessariamente motivato da un linguaggio sacrale, anche se di fatto divenuto poco usuale nel tempo che stiamo vivendo. Non si tratta di mettere in discussione i riti e le preci, ma di chiedere a noi stessi se con questi gesti, almeno con la preghiera che li accompagna, siamo in grado di evocare alle generazioni degli aretini il senso di Dio e a risvegliare la fede. È anche una sfida, perché andando per le vie della città, fino al luogo dove abbiamo celebrato il Sinodo, avremo modo di vedere quanta recezione sia passata in questo anno di comunitario esercizio di carità. Diceva Paolo VI, il Santo nostro Pontefice: “La carità resterà sempre per la Chiesa il banco di prova della sua credibilità nel mondo: «Da questo riconosceranno tutti che siete dei miei»” (Gv. 13, 35)”[10].

Passo dopo passo, per le vie di Arezzo ci riesca di sperimentare il senso del Corpus Domini.

 



[1] Cfr. S. Giustino, Prima Apologia, 66

[2] Ratzinger J, Idee fondamentali del rinnovamento eucaristico del XX secolo, 1960

[3] Cfr. Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Sacrosantum Concilium, n.7

[4] Ibidem

[5] Mt 1, 18

[6] Lc 22, 19

[7] Cfr. Sant’Agostino, Omelia 215, 4

[8] Gv 13, 14

[9] Papa Francesco, omelia Santa Marta, 8 gennaio 2019

[10] Paolo VI, Discorso ai partecipanti al I Incontro Nazionale di Studi della “Caritas” Italiana, 28 settembre 1972

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