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Festa di S. Chiara - L'omelia dell'Arcivescovo alle Clarisse di Cortona

Care sorelle di questo antico e celebrato monastero,

e quanti avete il gusto di contemplare le meraviglie di Dio:

Il Signore ci dia pace!

 

         "Chiara, luminosa per chiari meriti, risplende in cielo per chiarità di gloria e in terra rifulge dello splendore di miracoli sublimi": con queste parole Papa Alessandro IV riassume la vita di Santa Chiara.      

         Siamo venuti al monastero per capire il segreto di questa donna forte; per cogliere il fascino della sua storia e rinnovare noi stessi, raccogliendo la sua vicenda umana come una salutare provocazione di Dio.

Una storia tutta pura, tutta bella. È una vicenda che ci fa vedere con gli occhi della nostra mente la liberazione di cui Dio è capace: "non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male".

         Siamo raccolti nella fede per celebrare i miracoli di una grande testimone del Vangelo, della "serva di Cristo e delle sorelle povere del monastero di San Damiano, pianticella del Santo Padre nostro Francesco", come ella stessa si definisce. Anzitutto fu una storia d’amore corrisposto tra Dio e la sua creatura, come Osea Profeta aveva prefigurato il rapporto tra Gesù Cristo Cristo e la sua Chiesa:”Ecco l’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”

         Chiara è un eccezionale contributo femminile che si realizza in pienezza di vita, è una sintesi di amore e di libertà. Liberarsi dall'effimero e dal superficiale, acquisire una consapevolezza umana, che vale più di ogni altro tesoro al mondo. Da questa esperienza prende corpo il pricilegium paupertatis. È chiamata “Madre”, perché genera uno stile di sequela di Cristo, non sperimentata prima d’allora:"Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti...perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio"

 

1.Una esperienza di libertà

         Jacopo da Varazze annota che l'esperienza di Francesco ha sempre un legame forte con la libertà; chi lo incontra diviene "affrancato e libero". Dal Poverello d'Assisi partono molti impulsi di emancipazione nella Chiesa: è la vitalità eccezionale di un dono soprannaturale. L'incanto del Vangelo "sine glossa" si rinnova ancor oggi, soprattutto nella straordinaria attenzione che esso trova tra i giovani. Ed è forse una delle chiavi di lettura del ministero del Papa che ha voluto per sé il nome di Francesco.

         Ma è anche una consapevolezza antica. Tomaso da Celano già lo commentava, nella prima generazione del Francescanesimo: lo stile di vita di Francesco era così attraente che "non pochi, lasciate le cure mondane, seguendo l'esempio e l'insegnamento di san Francesco, impararono a conoscere, amare e rispettare il loro Creatore".

         Anche Santa Chiara appartiene al gruppo di coloro, che a contatto con San Francesco, acquisirono consapevolezza di sé, e avviarono una storia tutta alternativa e liberante. Si tratta di una conquista personale originalissima. Un cammino che ciascuno fa davanti a Dio e che ritorna a vantaggio di tutti, in semplicità e umiltà.

         La festa di Santa Chiara è l’occasione perché anche in questa Chiesa particolare si torni a riscoprire la bellezza della vita cristiana, nella consacrazione e nella sequela alternative alle cure del mondo. Come insegna Paolo: “Dio rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo”.

 

         2. L’apparente dilemma tra Marta e Maria

         Anche Francesco non sarebbe stato ciò che è stato, se non avesse incontrato Chiara: anch'ella lo ha influenzato. È la meraviglia della Chiesa che ci chiama sempre a interagire. Lo “stupore sponsale della verginità consacrata e il "privilegio della povertà" sono il fortissimo contributo profetico che Chiara dà al francescanesimo e alla Chiesa.

         È tutta medievale la volontà di conciliare la storia di Marta con quella di Maria: a quella dialettica appartengono le cronache di San Damiano antico.

         È invece attualissima la questione delle priorità nella vita. Noi siamo schiavi del tempo: un tempo che non basta mai per coprire neppure l'essenziale. Così è un tempo perduto e estraneo ai bisogni dell'uomo: un tempo disumanato.

         È assolutamente del nostro tempo l'aspirazione di rapportare correttamente il servizio con la contemplazione; il silenzio con la comunità; la fede con le opere. La questione ha una sua laicità affascinante, perché tocca le ragioni profonde e vere del vivere: è un problema che interpella tutti, anche chi apparentemente non vuole darsene pena. L’avventura di Chiara diventa una storia universale, per chi va in cerca del senso delle cose.

         Non perdere la capacità di interiorizzare e di capire, saper trovare il giusto equilibrio tra noi e gli altri, saper difendere la cittadella interiore dell'uomo, perché non sia espropriato del suo spazio: una sana ecologia dello spirito. Giova a tutti, io credo, ricordare l'avventura delle Dame povere di S. Damiano, attente alla campana che scandisce il loro tempo, per non perdere il dono della comunità, senza privarsi della contemplazione.

 

3. Il primato della contemplazione

         Da Santa Chiara siamo venuti a raccogliere il suo singolare contributo di libertà dal fare; l'indipendenza dal tarlo del potere; la fuga dalla logica del successo, che rende schiavi delle convenienze e delle cose.

         Da questa antica, bellissima donna del Medioevo vogliamo imparare la carica di contestazione delle logiche del mondo, che schiavizzano, oggi come allora, e sono la radice del peccato. Come insegna Giovanni: ” Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso, se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto

         Il nubilato e la verginità di Chiara e delle sue figlie sono vissute come una scelta d'amore, una libertà dalle logiche dell'interesse mondano, che ha mietuto sempre vittime, soprattutto nell'universo femminile. Alla donna, spesso allora oggetto di scambio, ma anche oggi umiliata dalle convenienze e dal dover fare, Chiara addita la libertà e il gusto di vivere l'amore verginale. Riesce a proporre la libertà di seguire Cristo alle principesse e alle popolane del Medioevo, ma anche alle donne del mio tempo, desiderose di una libertà radicale e incantata. Anche nel nostro tempo giovani figlie della Chiesa tornano a riscoprire lo splendore del monastero, al di là della sicumera dell'Occidente opulento o nella lontana civiltà dei Paesi del Terzo Mondo. Nella Santa madre Chiara vi è il fascino di una vita incontaminata e incorrotta; lo splendore di una giovinezza che non appassisce, una proposta di Vangelo: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio".

         La contemplazione in Chiara diventa realissima esperienza di vita, non fuga momentanea, né rifugio: "Ti benedico o Padre...perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli...perché così è piaciuto a te" (Mt 11,25-26). È il diritto praticato ad una vita personale e intima, dove il rapporto con Cristo, sposo dell'anima, riesce a garantire una pienezza e un equilibrio che ancora affascina nei nostri giorni.

 

4. Lo specchio: dalla imitazione alla sequela di Cristo

         "E poiché questa visione di [Cristo] è splendore d'eterna gloria...ogni giorno porta l'anima tua in questo specchio e scruta in esso continuamente il tuo volto, perché tu possa così adornarti...come si conviene a te, figlia e sposa carissima del Sommo Re" .

         Santa Chiara nella contemplazione dell'umanità di Gesù vede il modello, lo strumento della liberazione personale. Contemplare con amore è la via per trasformare se stessi e perfezionare le proprie interiori risorse. "Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

        Questa avventura che parte dal presepe; che vuole realizzarsi contemplando la scelta di Dio di farsi povero: è l’intuizione della "beata paupertas" di Chiara. Per iniziare un percorso interiore Santa Chiara ci insegna che è assolutamente necessario liberarsi dalle cose. È uno strappo liberante: è la medesima logica che porta Chiara al dominio del corpo nell'esercizio della penitenza. Il nostro tempo deve tornare alla scuola di Chiara. Il dominio di sé e il distacco dalle cose sono categorie irrinunciabili per chi vuole seguire il Vangelo.

         La "sancta humilitas" è il mezzo con cui ottenere tanto risultato: la minorità di Francesco, in Santa Chiara, diventa l'esercizio paziente di una vita al la ricerca di una perla preziosa. La clausura, che è esclusione di tutto ciò che è estraneo; è come un chiudere fuori il mondo e il suo rumore, non un rinchiudersi, mai un estraniarsi, mai uno sfuggire al peso del tempo per sistemarsi in più comodi lidi. La cella, il silenzio sono, innanzi tutto, i luoghi interiori della preghiera e dell'incontro con Dio, una sorta di talamo interiore da proteggere contro ogni intrusione, sull'esempio di Maria, la Santa Vergine che è Madre, e Sposa di Dio.

         La Maestra di vita spirituale partecipa ad Agnese di Praga il percorso da compiere per la libertà dello spirito: "lasciati incontrare!": la contemplazione è essenzialmente intuizione, il dono di vedere l'essenziale, l'essenza del mistero che è celato in tutto.

         . La contemplazione è un ponte verso l'agire concreto, è il passaggio dalla "imitatio Chisti", alla "sequela" di Lui, come Francesco sul monte di La Verna.

         Il nostro pensiero va ora al Protomonastero, alle spoglie mortali di Santa Chiara, per deporre una particolare preghiera e invocare per noi e per la Toscana intera che il dono delle vocazioni al chiostro, sull'esempio della Vergine Chiara, rinnovi la nostra società e si moltiplichi come fonte perenne di grazia.

         “Salutáribus, Dómine, fóntibus recreáti, te súpplices exorámus, ut, beátæ Claræ intercessióne, Christo in dies intímius adhæréntes, in eius regno grátiæ mereámur esse consórtes”.

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