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Omelia dell'Arcivescovo per la Solennità di S. Francesco

on 04 Ottobre 2019.

Carissimi fratelli e sorelle,
Iddio ci dia pace in questo giorno santo!

1. Vivere e testimoniare il Vangelo nel mondo

Il Serafico Padre Francesco, nel cammino interiore che lo portò alla scelta
radicale per il Signore, provò a far suoi i contenuti della predicazione e la
testimonianza di Gesù, cioè l’insieme del Vangelo. “Evangelium sine glossa”, come
diceva lui, il Vangelo senza commenti, senza note, senza aggiunte tra le righe.

Per san Francesco la verità è una persona, Gesù Cristo. Egli brama incontrarlo, illuminato dalle parole di san Paolo: per me il vivere è Cristo e morire un guadagno (Fil 1,21). L’esistenza di Francesco è stata attraversata dalla persona di Cristo e si svolta nel desiderio dell’incontro definitivo con lui. La santità nasce come innamoramento di Gesù e desiderio folle di identificarsi a lui, di portare sulle spalle la sua missione e la sua croce. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore (Mt 11,29), Fu una risposta alla chiamata del Crocefisso di San Damiano proseguire quello che il Figlio di Dio aveva avviato durante la sua vita terrena. La decisione di vivere in obbedienza alla Parola di Dio, lo fece progressivamente attento a rispettare sempre la Chiesa, o come lui amava dire raccomandò ai suoi frati, “la santa madre Chiesa”.

Accolto il Vangelo, come verità su Dio e sull’uomo, Francesco avviò per sé la via del discepolato e con il suo esempio la propose a tutti. Nella sua esperienza risuona la pagina del Vangelo di Luca su come portare il Vangelo nel mondo: “li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi... Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa”.

Il cammino interiore di Francesco è una lezione di vita. Prese le distanze dalle tentazioni mondane del suo tempo, si mostrò attento ai Papi fino a far loro riconoscere in sé il sigillo della divina Grazia. Per questa via fu riconosciuto lui stesso e i suoi frati: “Per ordine del glorioso signor papa Gregorio, mi sono accinto a narrare diligentemente gli atti e la vita del beatissimo padre nostro Francesco. Ho cercato di farlo con ordine e devozione, scegliendo sempre come maestra e guida la verità”.

Non tenne mai per sé il tesoro ricevuto, la Grazia di poter imitare, progressivamente Gesù, fino a conformarsi a lui e riceverne, in questo luogo, conferma con il dono delle stimmate. Con la parola e con la vita, in umiltà e letizia, dette un mirabile esempio di vita cristiana, che seguita ad affascinare ancora oggi gli uomini e le donne del nostro tempo.

Dove non gli riuscì di far lo stesso che aveva fatto Gesù, cioè compiere i miracoli, compensò il limite umano con il servizio: una vita per il servizio ai bisognosi. Gli esempi si moltipllicano. Servire i lebbrosi a Pietrarossa di Trevi, avvicinare i malati più ripugnanti come l’uomo d’Arezzo, sfigurato nel volto dal cancro, condividere la povertà con gli ultimi della società fino a vivere di elemosine in semplicità e letizia.

Questa è l’intuizione innovativa, lo stile di vita per contrastare il male del mondo: “essere sempre in minorità, povertà, umiltà e in sottomissione alla Chiesa, senza tenere niente per sé, per restituire tutto al Signore”.

2. Il carisma della fraternità

La Tradizione francescana dà al tema della fraternità una duplice valenza. È certamente l’esperienza nelle relazioni vicendevoli all’interno del mondo francescano. Dopo secoli, chiamare gli altri “fratelli” e “sorelle” è un modo alternativo di vivere la vita quotidiana. È anche una proposta e una provocazione a recuperare l’ideale dei rapporti, all’interno della famiglia umana. Papa Francesco, con l’Enciclica Laudato si’, ma anche con i gesti del suo Pontificato e da ultimo con il sinodo dell’Amazzonia, contrasta la logica del mondo, facendo rendere conto a tutti che non è lecito disinteressarsi degli altri.

Nell’insegnamento pontificio, la contrapposizione, tra l’Occidente e gli altri popoli della Terra va superata. Il mondo francescano fu sempre straordinariamente sensibile al tema della missione: portare il Vangelo a tutti, anche a chi per cultura è portato a pensare in modo diverso da noi. San Francesco, provò a misurarsi con le diversità del suo tempo e così insegnò a fare ai frati: incontrò miriadi di persone e finanche il Sultano d’Egitto Al-Malik Al-Kamil. I primi frati dell’Ordine riuscirono a fare altrettanto, andando a incontrare culture lontane pur di raccontare Gesù a tutti. Mi piace ricordare la vicenda di frate Giovanni da Pian del Carpine, primo missionario in Cina. Il rapporto con il mondo ancora pagano del nord Europa fu vissuto dal Beato Simone da Torgiano, tra gli “alemanni” non ancora cristianizzati. Mi piace ricordare il coraggio dei frati minori anche nei tempi moderni, che, attraverso la carità praticata, annunziarono Gesù ai popoli della Cina, come Sant’Antonino Fantosati, che, minimizzando umilmente il suo servizio ai poveri, scriveva semplicemente “non ho fatto nulla di nuovo, ho ripetuto quello che ho sempre visto fare ai miei frati in Umbria”. Fu Martire il 7 luglio del 1900. Creare un mondo fraterno, sovvenire chi è nel bisogno, curare i malati, come i frati minori umbri stanno facendo nel grande ospedale di Perugia, sono testimonianze che l’ideale di fraternità del Serafico Padre è ancor vivo e praticato, forse poco conosciuto.

3. Francesco maestro del rispetto del Creato

Il celeberrimo Cantico delle Creature, ma anche la predica agli uccelli a Bevagna, quando gli uomini non lo ascoltavano ci offre una dimensione alternativa del rapporto del poverello d’Assisi con il Creato. Il Papa, che del figlio di Bernardone ha voluto prendere il nome e la missione, ci ha recentemente rinnovato appelli alla solidarietà, in un’opzione preferenziale per i più poveri, ma anche il rispetto per la Creazione, che è la casa comune di tutti.

Il Ministro Generale dei frati minori, in questa festa di San Francesco ripete l’appello pontificio: “Tutto ciò che ci sfida oggi più che mai nel contesto della crisi climatica e della crisi migratoria in cui viviamo, la Chiesa ci invita a non essere indifferenti”.

Il rispetto del Creato si realizza attraverso scelte operative, il no alla cultura dello scarto, tutelare il diritto di tutti all’acqua, il dovere di creare un sistema normativo per proteggere gli ecosistemi. Dice il Papa: “l’ambiente è un dono collettivo, patrimonio di tutta l’umanità, un’eredità comune da amministrare, non da distruggere”.

La difesa dei poveri chiama tutti noi non solo a uno stile di vita fraterno, ma anche agli studi adeguati, perché ci sia rispetto per tutti. I frati minori, nei secoli, hanno dato grande impegno alla difesa dei diseredati, come fra’ Luca Pacioli, che, con i suoi studi, difese i più poveri dall’orrore dell’usura. L’ecologia integrale è inseparabile dal bene comune. Il Papa, richiamando San Francesco, ci chiede di non separare la crisi sociale da quella ambientale. Occorre promuovere scelte solidali sulla base della difesa dei più deboli. Se vogliamo una società più giusta non basta celebrare Francesco Patrono d’Italia, se poi non muoviamo la responsabilità civica a farsi carico di quegli ideali di qui il poverello d’Assisi è esempio vissuto e bandiera per le generazioni future.

La sobrietà è liberante, vale la pena essere buoni e onesti, l’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire un mondo che non sia solo globalizzato, ma anche casa comune di tutti. Ieri sera abbiamo ricordato che, dopo una vita santa, nudo su nuda terra, Francesco rese l’anima a Dio, ma la Grazia del suo carisma è un dono permanente della Chiesa. Anche oggi abbiamo bisogno di voi, carissimi frati, che, dello spirito di Francesco, siete chiamati a esserne testimoni.

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