Pasqua. Omelia dell'Arcivescovo Riccardo Fontana

on 24 Aprile 2011.

1.     Il senso della veglia

Questa veglia è immagine della vita: che ha un suo inizio, come la creazione. Quella è l’opera di Dio. Sbagli e peccati sono opera nostra. Il peccato è come un bruco dentro la mela: di fuori la lascia bella ma dentro la svuota e la fa marcire. A rimediare l’ingiustizia della morte è sceso in campo Dio stesso. Stasera ci ridiciamo l’un l’altro che i cieli sono aperti, che è possibile arrivare in paradiso.
E' la notte dei bilanci, nella quale ciascuno di noi è chiamato a pensare a sè stesso e a giudicare la memoria di un anno trascorso dall'ultima Pasqua. E' la notte del bivio, in cui scegliere ancora la strada da percorrere. A portata di mano ci vengono offerti il regno di Dio, ma anche la banalità del tempo presente. Ricordi il diluvio, che è la più antica anticipazione della Pasqua? Fin dai tempi di Noè, gli uomini mangiavano e bevevano e non si curavano della giustizia...e la terra fu contaminata dalla loro iniquità. Anche noi siamo responsabili della terra. Ci è chiesto questa notte di promuovere dentro di noi l'ecologia dello spirito. Di essere le colombe capaci di portare l'ulivo della pace.
Lo strumento che renderà efficaci i nostri propositi è la Liturgia della Chiesa. Celebriamo l'Esodo, quando Israele uscì dall'Egitto, perchè quei simboli che ci sono divenuti familiari, ci offrano l’opportunità di legare le immagini di quell'antico viaggio, attraverso il Mare Rosso e i deserti delle Arabie, alle esperienze che ancor oggi mettono alla prova la gente: l'oppressione dell'ingiustizia, il bisogno di lavacro in cui far perire il male, l'ascetica della solutudine che purifica e educa, la terra della promessa, che è invocata e attesa, ma si conquista solo con fede e con fatica. Questa notte non è solo un simbolo o un ricordo di fatti antichi: è efficace perché è memoriale della Pasqua del Signore, quando Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo andarono materialmente al sepolcro di Cristo e lo trovarono vuoto e raccolsero il messaggio degli Angeli.
Questa notte è sacramento dell'esodo personale di noi e della nostra comunità: vogliamo migrare o no, fratelli miei, verso la Gerusalemme del Cielo; vogliamo scegliere ancora per il Signore?
Conviene far notte insieme per non perdere l'occasione del Signore che passa e bussa alla porta interiore di ciascuno e ci chiede di recuperare la voce degli Angeli.


2.Il sacramento di Pasqua

Abbiamo celebrato, nei segni, il Signore risorto: fuoco e luce, parlare e capire, acqua in cui affogare il male che è in noi e lavare le nostre colpe, pane e vino che rifocillano per la vita eterna.        Invochiamo su di noi lo Spirito perchè vivifichi questa liturgia e le doni efficacia interiore. Abbiamo percorso la quaresima con la fatica di prepararci a Pasqua; abbiamo provato ad allestire la nostra chiesa con i gioielli della carità, la grande raccolta per le famiglie in difficoltà, come gli apostoli trasformarono quel vecchio locale presso la porta della città, nel cenacolo di Gerusalemme; ciascuno ha fatto la sua piccola parte, come poteva e sapeva.
Ti chiediamo, Signore, il dono del fuoco, che illumina e trasforma: rinnova il nostro entusiasmo. Fai, o Signore, che entrati in chiesa stanotte, ne usciamo illuminati e trasformati, pieni di fede e pronti a passare il fuoco a quanti incontreremo, animati da carità operosa.
Ti chiediamo, o Signore, il dono dell'ascolto. Tu ci parli nella natura, nella storia, nel segreto delle coscienze e nella grande assemblea. Fai o Signore che in questa notte santa io sia come una radio che trova finalmente la stazione, dopo lunghi tentativi di sintonizzarsi con te. Parla, o Signore, i tuoi servi ti ascoltano!
Ti chiediamo, o Signore, il dono dell'acqua che purifica e ci salva. Tutti questi gesti sono inutili se non decidiamo stasera di far morire nell'acqua l'uomo vecchio che è in noi e non ci inventiamo con la tua santa grazia di onorare il battesimo che abbiamo ricevuto.
Ti chiediamo, o Signore, il dono dell'Eucaristia. Facci diventare quello che mangiano. Anche noi eravamo come tanti chicchi di grano, dispersi. Siamo stati macinati dalle difficoltà che hanno infranto l'involucro esteriore della nostra sufficienza, rotto il quale decidemmo di collaborare tra noi, di mettere insieme quel po' di buona farina, di cui tu ci avevi fornito. E' sopravvenuta l'acqua delle nostre piccole rinunzie per il bene comune, le volte che abbiamo saputo tacere, perdonare, passar sopra il nostro particolare pur di fare insieme un unico pane. Ma se stanotte non interviene, o Signore, il tuo fuoco, lo Spirito che ci cuoce e ci trasforma, non saremo mai pane commestibile per gli altri. Non sfameremo nessuno. Trasformaci o Signore nel tuo corpo, facci diventare sempre più membra della Chiesa, facci fare insieme una bella esperienza della Compagnia degli Apostoli.

3.     La notte della speranza.

O Signore, siamo solo un piccolo drappello del tuo popolo in marcia. Non ci fare essere banali, né distratti. Abbiamo il dovere di guardarci in faccia. Vogliamo andare a recuperare alla marcia ideale di questa notte tutte le persone che incontrammo e che non sono ora con noi, forse perché non abbiamo saputo dialogare con loro o non siamo riusciti a mostrare loro il tuo amore.
Signore, nella notte della Resurrezione, non ci fa paura "sora nostra morte corporale, dalla quale nullo homo vivente po' scampare". Ci spaventa invece la cultura di morte che ci è attorno e che spegne la nostra umanità, fino a farci diventare insensibili di fronte ai mali e alle sofferenze altrui. Vogliamo fare come te: rispondere con amore a chi ci chiede aiuto, pur con i mille linguaggi del nostro tempo e che ci ha provato anche in questi giorni il dolore dei malati senza possibilità di guarire, le sofferenze di chi ha penato per mesi in lunghe e terribili malattie. Noi sappiamo che i nostri che ci hanno preceduto nella tua casa sono affacciati alle balaustre del Cielo, sugli spalti delle mura di Gerusalemme, e ci aspettano e fanno festa per noi e ci incitano a seguire il loro esempio a praticare la loro stessa fede.
Abbiamo invece davanti agli occhi la nostra povertà. Non le iniziative più o meno funzionate, non le prove di bravura che non sappiamo fare. Facci accorgere di chi è povero, in difficoltà, solo. Facci muovere a carità e non a giudicare sempre, a condannare spesso. Talvolta, o Signore, ci pare che tutto dipenda da noi, di dover fare tutto noi. Neppure questo vecchio duomo, che ci para stanotte dalla meraviglia delle sue volte illuminate è opera nostra. Ci rammenta la fede dei padri, che ce lo hanno donato. Ma il dono ancor più grande è quello che ci fai tu, che per mille strade diverse ci hai mostrato la tua misericordia.
Questa è la notte della meraviglia. Siamo particolarmente riconoscenti perché ci hai concesso di vedere con gli occhi i miracoli che la carità riesce ad operare. Ci sono in mezzo a noi Rosemary della Parrocchia di Soci, Joanna della Parrocchia di Levanella, Pale della Parrocchia di Rapolano e Daniele della Parrocchia di Pesciola, che tra breve battezzeremo, facendoli diventare cristiani. Tu stesso, o Signore, ti sei servito di noi perché questi giovani adulti arrivassero alla Chiesa. Entrambi sono il segno dell’efficacia della logica di Dio, che ancor oggi fa meraviglie.
Don Fabrizio Vantini, Don Stefano Sereni, Don Giovanni Ferrari, Don Severino Bernardini, che stanno presiedendo la Veglia Pasquale nelle rispettive parrocchie, si uniscono spiritualmente alla liturgia della chiesa madre e ci raggiungeranno appena terminata la preghiera nelle loro comunità.
O Signore, quanta grazia è passata per questa vasta Chiesa diocesana anche quest'anno! Quante persone si sono riconciliate con te. Quante storie erano perdute e tu le hai sanate.
Ti preghiamo o Signore, in questa notte santa per le persone che non sono qui. Chiediamo il tuo aiuto per quelle che avessero perduto la strada. Sii misericordioso soprattutto per le persone che per nostra colpa avessero perso confidenza con te. Tu che scruti i cuori e parli all'uomo interiore, arriva dove non arriviamo noi: o Signore raccogli i tuoi figli: i dispersi raduna.
Questa notte è una tappa del cammino: noi vogliamo arrivare a Gerusalemme. Vogliamo attivarci tutti. Tutti insieme, consapevoli che le diversità sono un dono e solo le divisioni sono opera del maligno. Donaci Signore la tua grazia! Le Chiese che sono in Italia sono chiamate in questi tempi di verifica a dare la loro testimonianza di fede matura. Di fronte ad alcuni che tenterebbero di tornare indietro come il popolo d’Israele nel deserto, rispetto alle scelte fatte dai cattolici italiani dal Concilio ad oggi, noi dobbiamo dar prova della nostra fede matura e della volontà di andare avanti, nel cammino che il Signore ci ha mostrato. Sia questo l’impegno pasquale che rinnoviamo nella notte santa.

+++ Cattedrale di Arezzo, 24 aprile 2011

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